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stagione 2005/06 > 6 dicembre ore 20:30
  > 6 dicembre 2005 ore 20:30 Auditorium Giovanni Agnelli
  Orchestre des Champs-Elysées
  Philippe Herreweghe direttore
  Thomas Zehetmair violino

  Johannes Brahms

  Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77
  Allegro non troppo
  Adagio
  Allegro giocoso, ma non troppo vivace

  Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90
  Allegro con brio
  Andante
  Poco allegretto
  Allegro

  Il più classico dei Concerti di Brahms, quello per violino, e la più romantica
  delle sue Sinfonie, la Terza: un ritratto del maestro amburghese al colmo della maturità,
  affidato alla sensibilità di Philippe Herreweghe.


  Johannes Brahms (1833 - 1897), Concerto in re maggiore per violino e orchestra
  op. 77 Di poche altre opere di Brahms possediamo tante annotazioni sulla sua genesi
  come del Concerto per violino op. 77, circostanza dovuta sopra tutto al desiderio
  di Brahms di cointeressare alla nascita dell'opera Josef Joachim, compagno fraterno
  della prima giovinezza, e ormai somma autorità europea nel campo violinistico; lettere,
  biglietti, scambi di osservazioni sui manoscritti sono rimasti a testimoniare un rapporto
  di intelligenze artistiche nel quale Brahms, con la solita leggerezza ironica, accentuava
  la parte del discepolo che vuole profittare dell'esperienza del maestro. Il Concerto
  in re maggiore nacque nell'estate del 1878 a Pörtschach, un ridente villaggio
  della Carinzia caro ai soggiorni estivi del compositore e nido altrettanto propizio
  alla nascita della Seconda Sinfonia e della Sonata per violino op. 78: opere tutte,
  come il Concerto op. 77, percorse in misura prevalente da una esuberanza di melodie
  e da una limpida amabilità di tono, tipica in realtà della fase immediatamente
  successiva all'impegno drammatico e formale della Prima Sinfonia del 1876.

  Poche righe a Joachim del 21 agosto 1878 rivelano la nascita dell'opera: «Caro amico,
  ... vorrei mandarti un certo numero di passaggi per violino ... mi domando se non sei
  tanto sprofondato in Mozart e forse in Joachim stesso, da poter disporre di un'oretta
  per guardarli»; e il giorno dopo, inviando la parte del primo movimento copiata in bella:
  «mi basta che tu dica una parola o ne scriva qualcuna sopra la parte: difficile, scomodo,
  impossibile e così via»; Joachim rispose a giro di posta, subito manifestando
  l'entusiasmo per la nuova nascita e comunicando di aver già notato passi
  «violinisticamente molto originali», riservandosi tuttavia il giudizio finale
  sull'adattabilità del pezzo al concerto pubblico dopo averlo suonato per intero. Incontri,
  colloqui e lettere continuarono fino alla vigilia della prima esecuzione pubblica, il primo
  gennaio 1879 a Lipsia, solista naturalmente Joachim stesso. è evidente che Brahms
  non cercava solo il parere del grande tecnico, del consigliere dei passi difficili,
  ma una solidarietà profonda con un interprete della tradizione più consacrata,
  quella culminata nel Concerto per violino di Beethoven, presente infatti in varie forme,
  dall'omaggio aperto al colloquio segreto, nella nuova composizione di Brahms.

  Nel primitivo disegno l'opera doveva essere in quattro movimenti; poi, uno “Scherzo”
  in seconda posizione si distaccherà dal progetto e troverà posto nel Secondo Concerto
  per pianoforte, lasciando quindi al Concerto per violino la più classica delle strutture,
  allegro-adagio-allegro; e classica, e nell'Adagio quasi neo-classica, è la luce
  che illumina tutta l'opera, senza le impennate drammatiche dei concerti pianistici,
  o le ombre solipsistiche del Doppio Concerto op. 102.

  Nel primo movimento l'intimismo si convalida a contatto con quella solennità di respiro
  sinfonico che il concerto per violino dell'età romantica, di Mendelssohn (1844),
  di Schumann (1850) e poi di Max Bruch (1868), aveva ormai messo da parte: simbolo
  di questo clima è il grande tema d'apertura, tanto monumentale nell'alta marea
  orchestrale, quanto trepidante di confessioni interiori nell'esposizione solistica.

  La strumentazione per fiati soli che apre l'Adagio guarda alle Serenate di Mozart
  con una punta di nostalgia, mentre il canto del violino si spinge addirittura
  alla cantabilità italiana di un Vivaldi (è anche da ricordare la costante ammirazione
  di Brahms per il Concerto n. 22 di Giovanni Battista Viotti); a proposito della melodia
  principale, intonata dall'oboe solo, il Kalbeck richiama la purezza lineare del Beato
  Angelico, mentre la parte centrale di questo idillio vede lo strumento solista impegnato
  in uno stile parlante, dove gruppi ritmici minuziosamente annotati, respiri e pause,
  condensazioni e distensioni, sembrano voler registrare nella fermezza della scrittura
  la mobilità del “rubato”.

  Un vigore rusticano s'impadronisce di tutto il Finale, nel solco di quei modi “ungheresi”
  cari da Haydn in poi a tutta la classicità viennese: civiltà che trova nel Concerto
  per violino di Brahms una delle sue ultime e più commoventi reviviscenze.


  Johannes Brahms, Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90 La Terza Sinfonia, composta
  nell'estate del 1883 a Wiesbaden, è la più innovativa delle Sinfonie di Brahms,
  ed è l'unica che si avvicini alla forma ciclica per il ritorno, alla fine dell'opera, del tema
  del primo movimento; all'epoca della sua concezione Brahms era ormai considerato
  il primo musicista della Germania (Wagner era morto nel febbraio dello stesso 1883),
  ricercato da editori e società di concerti che si disputavano il vanto di una prima
  esecuzione di qualche suo lavoro; l'adolescente scoperto da Schumann nel 1853
  è diventato un corpulento signore dalla lunga e imponente barba grigia; ha solo
  cinquant'anni, ma ha qualcosa di patriarcale che lo fa sembrare molto più vecchio;
  e se i lavori giovanili (come il rivoluzionario Concerto per pianoforte op. 15) avevano
  incontrato le censure degli accademici, ora Brahms deve difendersi dalle frecciate
  dei giovani artisti più progressivi: fra cui Hugo Wolf (cioè un genio), il quale recensendo
  proprio la Terza Sinfonia su un quotidiano, la paragonò a uno smorzatoio calato
  nella sala dove poco prima aveva fiammeggiato l'ouverture del Tannhäuser di Wagner.

  La composizione fu presentata al pubblico della Filarmonica di Vienna il 2 dicembre
  dello stesso anno sotto la bacchetta di Hans Richter; nel gennaio del 1884 Joseph
  Joachim la diresse a Berlino e le esecuzioni continuarono sotto la guida di Brahms
  con accoglienze sempre trionfali; a Meiningen Hans von Bülow inserì la Sinfonia
  nella prima e nella seconda parte di uno stesso concerto.

  L'Allegro con brio d'apertura è concepito nel movimento ritmico di 6/4, tipico di Brahms
  nei suoi momenti più grandiosi; il silenzio è rotto da un “motto” di tre note
  (fa - la bemolle - fa) in cui qualche intimo del maestro, basandosi sulla nomenclatura
  tedesca delle note F A F ha tratto l'insegna, per altro insensata, “frei aber froh” (“libero
  ma felice”); si tratta invece di un motto puramente musicale, un nucleo motivico
  che diventa una sorta di punto di vista esterno all'opera che si va facendo. Dopo
  il motto, il primo tema piomba giù dall'alto con l'impeto di una cascata (suggestioni
  di paesaggio alpino sull'orizzonte di questa Sinfonia, affatto assenti in partitura, sono
  suggerite da un amico di Brahms, l'educatore svizzero Julius Widmann, in un libro
  di ricordi sul compositore); il secondo tema, di clarinetto e fagotto, ha uno spiccato
  carattere agreste, accentuato dalle quinte pizzicate dei violoncelli; Brahms non aspetta
  lo sviluppo per ragionare sui temi: «creare qualcosa dal nulla», scriveva con sarcasmo
  Hugo Wolf, lanciandogli, senza volere, il più bel complimento; e tutto il lavoro
  di deduzione e variazione porta al suo interno, come un canto fermo medioevale,
  il motto che ha aperto la pagina.

  L'Andante seguente prende al secondo tema del primo movimento il carattere pastorale
  e lo fissa in accenti cristallini che fanno pensare al “ranz des vaches” caro al primo
  romanticismo, contemplato in una luce di idillio struggente; pagina che certifica, meglio
  di una dichiarazione esplicita, che Brahms ha conosciuto (accanto a tante ombre
  e malinconie) la perfetta letizia consentita all'uomo in terra: quella dei santi, ma anche
  dei grandi creatori che hanno potuto dare forma compiuta al loro essere più vero.
  Al centro della pagina si apre poi un episodio di straordinaria novità, quando
  la transizione alla ripresa si riempie di piccoli eventi, il cui risultato è uno sciogliersi
  formale, un assopimento incredibilmente pre-debussyano, del tutto inedito
  nel grande affresco sinfonico.

  Il Brahms delle Danze ungheresi e dei Zigeunerlieder fa capolino nel Poco allegretto,
  divenuto specialmente famoso come colonna sonora del film Aimez-vous Brahms?
  ricavato dall'omonimo romanzo di Françoise Sagan; nella forma di uno Scherzo con trio
  e con una orchestrazione quasi cameristica (archi, legni e due corni), lascia affiorare
  quei fiotti di ripiegata melanconia che hanno fatto pensare alla poesia di Storm
  e considerare la Terza la più “stormiana” delle Sinfonie di Brahms.

  Tutta la maturità del compositore è compendiata nel finale (Allegro): in luogo dei soliti
  primo e secondo tema, troviamo un intero gruppo di ampi episodi, ciascuno in possesso
  di fattezze particolari, toni leggendari di saghe nordiche, auliche fanfare, nobiltà eroica;
  meraviglioso è infine come tutto questo ribollire di energie sia ricondotto gradualmente
  al suo placarsi nella calma radiosa di un finale sommesso, liricamente memore del tema
  che aveva aperto la Sinfonia.

  Giorgio Pestelli

  L'Orchestre des Champs-Élysées si è consacrata al repertorio classico e romantico
  su strumenti d'epoca fin dalla sua fondazione, avvenuta grazie all'iniziativa congiunta
  di Alain Durel, direttore del Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, e di Philippe
  Herreweghe. è stata in residenza al Théâtre des Champs-Élysées e al Palais
  des Beaux-Arts di Bruxelles e si è esibita in tutte le maggiori sale da concerto europee:
  il Musikverein di Vienna, il Concertgebouw di Amsterdam, il Barbican Centre di Londra,
  la Philharmonie di Monaco, l'Alter Oper di Francoforte, la Philharmonie di Berlino,
  il Gewandhaus di Lipsia, il Parco della Musica di Roma. Ha effettuato tournée
  in Giappone, Asia e Australia, diffondendo la musica francese come il grande repertorio
  classico della tradizione europea.

  Numerose sono le incisioni discografiche che l'Orchestra ha realizzato sotto la direzione
  di Philippe Herreweghe: il Requiem di Mozart, Ein deutsches Requiem di Brahms,
  la Missa Solemnis e la Nona Sinfonia di Beethoven, l'Elias, il Paulus e il Sogno
  di una notte di mezza estate di Mendelssohn, l'Enfance du Christ e le Nuits d'Eté
  di Berlioz, le Szenen aus Goethes Faust, il Concerto per pianoforte e quello
  per violoncello di Schumann, il Requiem di Fauré, la Sinfonia in re maggiore di Franck,
  la Messa in la bemolle maggiore di Schubert e il Salmo 42 di Mendelssohn. Una recente
  incisione ha riguardato la Settima Sinfonia di Bruckner.

  La compagine degli Champs-Élysées ha preso parte alle ultime due edizioni
  della stagione dell'Orchestre de Paris al Théâtre Mogador e al “Domaine privé”
  di Philippe Herreweghe, alla Cité de la Musique, nel 2003. è “artista associato”
  della Scène Nationale di Poitiers e partecipa ai programmi e agli studi per l'apertura,
  nel 2007, del Théâtre-Auditorium di quella città; fa parte inoltre della FEVIS,
  Federazione degli ensembles vocali e strumentali specializzati.

  L'Orchestra è sostenuta dal Ministero della Cultura francese
  e dalla Regione Poitou-Charentes.


  Philippe Herreweghe Fondatore e direttore artistico della Chapelle Royale
  e dell'Orchestre des Champs-Élysées, Herreweghe è nato a Gand dove ha studiato
  pianoforte nel locale Conservatorio, prima di proseguire gli studi di medicina
  e psichiatria e laurearsi nel 1975. Durante il periodo universitario ha fondato
  il Collegium Vocale, attirando l'attenzione di Nikolaus Harnoncourt e Gustav Leonhardt
  e ottenendo il loro invito a prendere parte alle loro incisioni dell'integrale
  delle Cantate di Bach.

  Il desiderio di coprire un vasto repertorio, dalla musica rinascimentale a quella
  del XX secolo, ha portato Herreweghe a fondare diversi ensemble. Il Collegium Vocale
  Ghent ha celebrato il trentennale nel 2000 e si è dedicato principalmente alla musica
  di Johann Sebastian Bach e dei suoi predecessori. La Chapelle Royale, inizialmente
  dedita in modo particolare al repertorio barocco, ora collabora spesso con il Collegium
  Vocale e l'Orchestre des Champs-Élysées per incisioni discografiche e tournée.

  Nell'arco di pochi anni l'Orchestre des Champs-Élysées si è guadagnata un'eccellente
  reputazione per il suo fresco approccio al repertorio sinfonico del XX secolo.

  Herreweghe, che ha effettuato più di 70 incisioni, è spesso inviato a dirigere altre
  orchestre quali il Concertgebouw di Amsterdam, la Filarmonica di Rotterdam, Wiener
  e Berliner Philharmoniker, il Gewandhaus di Lipsia. è direttore musicale della Royal
  Flanders Philharmonic Orchestra di Anversa dal 1998.

  Dal 1982 è ambasciatore culturale delle Fiandre, nel 1993 gli è stato conferito il titolo
  di Officier des Arts et Lettres e dal 1997 è Chevalier de la Légion d'Honneur e dottore
  honoris causa dell'Università di Leuven. In Francia, è divenuto Chevalier de la Légion
  d'Honneur nel 2003.


  Thomas Zehetmair Violinista e direttore tra i più significativi della propria generazione,
  Thomas Zehetmair è ospite come solista delle orchestre di Chicago, Boston,
  Philadelphia, Cleveland, dei Berliner e dei Wiener Philharmoniker, del Concertgebouw
  e del Gewandhaus, della Chamber Orchestra of Europe e dell'NHK di Tokyo. Ha suonato
  sotto la guida di direttori come Daniel Barenboim, Herbert Blomstedt, Frans Brüggen,
  Christoph von Dohnányi, Christoph Eschenbach, John Eliot Gardiner,
  Nikolaus Harnoncourt, Roger Norrington, Simon Rattle ed Esa Pekka Salonen.

  L'interesse verso la musica contemporanea è parte essenziale della sua attività
  artistica e per questo è stato protagonista di numerose prime esecuzioni, come nel caso
  dei recenti concerti per violino scritti per lui da Heinz Holliger, James Dillon
  e Hans-Jürgen von Bose.

  Oltre all'attività solistica, Zehetmair si dedica alla musica da camera con insigni
  colleghi e con il Quartetto Zehetmair, nato nel 1994, con cui ha inciso le opere
  di Hartmann, Bartók, e in particolare Schumann (Diapason d'Or de l'Année
  e Grammy Award).

  Zehetmair ha inciso gran parte del repertorio violinistico. In particolare, i suoi concerti
  per violino di Szymanowski con la City of Birmingham Symphony Orchestra
  e Simon Rattle, hanno vinto un Grammy Award nel 1997.

  Negli ultimi anni Thomas Zehetmair ha intrapreso una carriera parallela di direttore
  d'orchestra, collaborando con la Scottish Chamber Orchestra, la Camerata Academica
  Salzburg, la Tapiola Sinfonietta, la St. Paul Chamber e la Malmö Symphony Orchestra,
  l'Ensemble Orchestral Paris e la Budapest Festival Orchestra. Mantiene stretti rapporti
  di collaborazione anche con la Orchestra of the 18th Century. Su invito dell'Orchestra
  sinfonica di Barcellona ha curato la direzione artistica e ha diretto nell'ambito
  dell'annuale Festival mozartiano nello scorso settembre.

  Zehetmair ha ricevuto una laurea honoris causa dall'Accademia di musica di Weimar.
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