lingottomusica.it
news concerti giovani chiedove biglietteria archivio
stagione 2007/08 > 1 aprile 2008
  > 1 aprile 2008 ore 20:30 Sala Cinquecento
  Giuseppe Greco
  pianoforte

  Haydn Sonata in si minore Hob. XVI:32
  Allegro moderato
  Menuet
  Finale. Presto


  Bach Concerto nach italiänischem Gusto BWV 971
  (...)
  Andante
  Presto


  Chopin Andante spianato e Grande polonaise brillante op. 22

  Poulenc Mouvements Perpétuels
  Assez modéré
  Très modéré
  Alerte


  Liszt Rapsodia ungherese n. 12


La Sonata n. 32 fu composta da Franz Joseph Haydn intorno al 1775. Una scrittura quasi clavicembalistica si coniuga con una concezione del tempo del tutto moderna.

All’interno di precise aree tonali, Haydn realizza un perfetto equilibrio fra la simmetria in grande e la raffinata asimmetria nelle piccole dimensioni. Si tratta della liquidazione dello stile galante, fatto di piccoli blocchi giustapposti, ripetuti o variati, a cui subentra il pensiero sonatistico in cui ogni particolare assume un preciso ruolo nel disegno complessivo e nulla semplicemente si ripete.

Ciò risulta chiaro nel primo movimento: dove il tema principale sembra ripetersi due volte, ma subito si chiarisce come la ripetizione sia in realtà il ponte al tema secondario in re maggiore; e questo tema non è affatto cantabile e più mansueto come vorrebbe la manualistica, ma contiene la prima scarica di semicrome. Con questa pianificazione, il tema iniziale può sembrare un’introduzione al tema principale “vero e proprio”; ma Haydn costruisce lo sviluppo su elementi del tema iniziale, offrendo quindi la precisa percezione del pensiero formale complessivo. Ancor più chiaro questo pensiero formale emerge nel Presto finale, sempre in forma-sonata bitematica. Sorprende qui l’elasticità del fraseggio: si provi a contare le simmetrie fra gli elementi fraseologici e ci si renderà conto del continuo lavorio di estensioni e compressioni che Haydn nasconde sotto la superficie. Ciò è dovuto al fatto che la sostanza del tema iniziale è contrappuntistica, non armonica. Anche in questo caso, quando giunge il tema secondario, ancora in rapide semicrome, abbiamo l’impressione di un “vero e proprio” inizio; ma, come nel primo movimento, l’ambiguità si chiarisce nello sviluppo della forma. Ultima trovata di genio è la cadenza conclusiva: dopo l’alternanza fra armonia e passi polifonici, la forma si chiude con sei battute di unisoni in doppie ottave, interrotte dai due accordi cadenzanti.


È noto l’interesse di Johann Sebastian Bach per la musica italiana, in particolare per Vivaldi, del quale trascrisse per organo e cembalo diversi Concerti; da quella sollecitazione venne anche l’ispirazione per questo concerto “nello stile italiano”. Il primo tempo è un calco del concerto solistico italiano, con alternanza del tema iniziale accordale e segmentato da frequenti cadenze, a emulazione del “tutti” orchestrale, e passi virtuosistici rapidi di un immaginario solista. Il secondo tempo è invece un’invenzione senza precedenti, efficacissima di cantabilità sul clavicembalo, strumento armonico, contrappuntistico, percussivo, timbrico, ma certo non melodico. Per questo obiettivo la parte cantante (la superiore) si dispiega in continui filamenti di note brevi; e tuttavia emergono sempre con chiarezza i suoni portanti del decorso melodico. La nuova cantabilità strumentale non è realizzata quindi con mezzi para-vocali, ma “scavata” nella essenza più profonda dello strumento a corde pizzicate, effetto acuito dall’esecuzione pianistica. Il terzo movimento ripropone l’alternanza fra blocchi tematici e passi in progressione, con una insistenza non usuale nella composizione bachiana, derivante ancora dal modello vivaldiano.


La Grande Polonaise risale al 1830, anno che precede la repressione della rivoluzione di Varsavia da parte dell’esercito russo e vede l’abbandono della città da parte di Fryderyk Chopin alla volta di Parigi. Un trascinante impulso eroico caratterizza tanto le due sezioni estreme della Polonaise (costruite su libere variazioni ornamentali del celeberrimo tema iniziale in mi bemolle maggiore sbriciolato in disegni sempre rinnovati sul ritmo stilizzato della danza originaria), quanto nella sezione centrale (dominata da un grande tema lirico in do minore, ripetuto e ampliato progressivamente). La ripresa del grande tema iniziale risulta quindi entusiasmante e trascinante. Nel 1835, rivedendo la composizione, Chopin vi premise un Andante spianato in sol maggiore, sognante e sfumato, caratterizzato dalle lunghe sospensioni armoniche su un persistente arpeggiato della mano sinistra; una scelta intesa a porre in risalto per contrasto il carattere eroico della Polonaise. L’architettura è interamente costruita sull’unico rapporto tonale debole e distanziante di terza; e ciò vale sia per il collegamento fra Andante e Polonaise, sia per le relazioni interne di quest’ultima.


Mouvements Perpétuels risale agli esordi di Francis Poulenc, nel 1918; ma la personalità del compositore è già formata. Riconosciamo non solo le influenze di Ravel e di Satie (ripetizioni e giustapposizioni senza sviluppi); ma ancor più riconosciamo le sospensioni armoniche, il fraseggio ondeggiante e senza appigli, ma pur sempre scorrevole, che Poulenc conserverà fino ai suoi ultimi lavori. Ciò che manca, in questa fase giovanile, è la capacità di costruire grandi forme, acquisita da Poulenc nelle Sonate e Concerti; i Mouvements, al contrario, sono miniature in cui alla presentazione dell’idea succedono pochi episodi e spesso solo ripetizioni. Nell’Assez modéré, una tranquilla passeggiata, l’iniziale ritmo calmo e persistente, viene contraddetto da improvvise e imprevedibili virate armoniche.

Analogo discorso vale per il secondo movimento, tutto sbilanciato nel registro medio-acuto; mentre il finale Alerte esordisce con un irruente contrasto. Senza un vero “percorso musicale”, una “forma”, questo brano si limita a giustapporre a quell’esordio impetuoso un elemento lirico, nel quale è facile ravvisare l’influenza del primo Ravel pianistico.


Si tratta di una Rapsodia di Franz Liszt fra le più complesse dal punto di vista formale, con i suoi otto temi principali, dei quali almeno la metà sono attinti da fonti preesistenti; il virtuosismo non abbaglia in modo superficiale, ma spesso è posto al servizio del continuo lavoro di trasformazione e variazione motivica.

Pubblicata nel 1853, questa Rapsodia impiega scritture pianistiche che in parte emulano l’orchestra, in parte alludono a polifonie e inventano pluralità di eventi simultanei sfruttando ingegnose divisioni fra le mani, in parte infine imitano moduli tipici della tradizione esecutiva magiara. L’Introduzione alterna un motivo in ottave ribattute a uno più melodico; nella ripetizione dei due materiali prendono una forma più completa e armonizzata. Il successivo soggetto tematico, “Allegro zingarese”, si muove in sonorità tenui e sbilanciate nel registro acuto (ne sarà influenzato il Ravel della Tzigane). Seguono episodi nuovi, intrecciati a trasformazioni di quelli già esposti. Come in altri celebri esempi lisztiani, la sezione conclusiva (Stretta), introduce un ulteriore tema, in una scrittura ricca di raddoppi ma sempre leggera. La conclusione è segnalata da una ripresa dei principali motivi della Rapsodia, una specie di “riassunto”, concluso con il ritorno al disegno d’apertura. Anche in questa sezione l’alto virtuosismo (con ottave e salti vertiginosi) sembra evitare gli eccessi esibizionistici di altri brani lisztiani.

Antonio Rostagno


Giuseppe Greco Nato a Palagianello (TA) nel 1990, ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di 10 anni. A soli 15 anni si è diplomato presso il Conservatorio di Matera con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore, sotto la guida di Vincenzo De Filpo, e ha eseguito con l’Orchestra del Conservatorio il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven.

Ha tenuto concerti a Milano, Verona, Napoli, Ischia, Ancona, Agrigento e Taranto. Ha seguito corsi di perfezionamento con Aldo Ciccolini. Nel 2006 ha vinto la settima edizione del premio dell’Associazione Walter Cococcia per il più giovane diplomato d’Italia del 2005 e si è esibito in concerto a Roma. Attualmente è iscritto al settimo corso di composizione con Giuseppe Gigante e frequenta l’Accademia di Santa Cecilia sotto la guida di Sergio Perticaroli.

Ha vinto la X Rassegna Musicale dei Migliori diplomati d’Italia svoltasi a Castrocaro Terme con diritto all’incisione del cd ufficiale della manifestazione distribuito dalla rivista «Suonare News». Si è classificato quarto al prestigioso concorso pianistico “Premio Venezia” 2006, esibendosi alla Fenice.
  
associazione lingotto musica via nizza 262/43 10126 torino tel 011 6677415 fax 011 6634319 info@lingottomusica.it