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Armonia per un Tempio della Notte di
Antonio Salieri: mai titolo è stato più evocativo e tanto esplicito al tempo stesso. “Armonia” è derivato dal francese colonne d’harmonie (da cui il tedesco
Harmoniemusik), che indicava il gruppo di
soli fiati impiegato nelle cerimonie delle logge
massoniche francesi, mediato poi da quelle
viennesi. Il “Tempio della Notte” era invece
una costruzione fatta erigere nel suo
sontuoso parco di Schönau dal barone Peter
von Braun intorno al 1796, nella quale sono
raffigurate le tappe della iniziazione dei
fratelli massoni (il percorso dalle tenebre alla
luce, il cielo stellato, la ricorrenza di elementi
triadici, colonne e segni zodiacali, due grandi
tavoli triangolari ecc.). Anche nella Armonia
di Salieri non è impossibile scorgere segnali
massonici, sebbene la stretta attinenza a
questo tema sia discutibile. Anzitutto la tonalità di mi bemolle maggiore, con i tre
bemolli in chiave disposti a triangolo. Poi il
terzo episodio, in stile di corale (in si bemolle
e, ovviamente, in tre quarti) può facilmente
riferirsi alle semplici “armonie” che venivano
impiegate nelle logge francesi; inoltre questo
tema si ritrova in un lied attribuito allo stesso
Salieri in un canzoniere massonico
pubblicato a Berlino nel 1798-99 a cura di
Joseph Michael Böheim (Auswahl von Maurer
Gasängen […]). Si tratta di una
composizione breve, di carattere assai
raccolto e meditativo, divisibile in quattro
episodi senza divisioni interne.
Scritta in data incerta fra il 1781 e il 1784, la
Serenade di Wolfgang Amadeus Mozart si colloca nel periodo aureo dell’affermazione
di Mozart a Vienna. L’inusuale organico
prevede, in aggiunta al consueto ottetto di
fiati (2 oboi, 2 clarinetti, 2 corni, 2 fagotti,
tipico della musica massonica d’influenza
francese), due altri corni, due corni di bassetto (strumenti gravi della famiglia dei
clarinetti) e un contrabbasso; Mozart ottiene
così un ripieno quasi orchestrale, ma anche
una maggiore versatilità timbrica.
Non è da escludere che abbia inteso attirare così l’attenzione dell’imperatore Giuseppe II, che nel 1782 aveva riunito a corte un complesso stabile di fiati.
Si può dividere l’architettura complessiva in
tre blocchi, così composti: I e II (Largo-allegro e Menuetto); III e IV (Adagio e Menuetto), V, VI e VII (Romance, Tema con variazioni e Finale). Il primo movimento è in
forma sonata monotematica, con introduzione
lenta, sontuoso sviluppo centrale con ampi
squarci concertanti, e coda con imitazioni
sulla testa del tema. Il tema principale è
costruito come quello dell’Allegro
dall’Ouverture del Don Giovanni: una
accelerazione continua da note lunghe, progressivamente diminuite fino al moto di crome.
Secondo il criterio dell’equilibrata
alternanza, a questo impegnativo tempo
iniziale segue un leggero Minuetto
inframmezzato da due Trii, che scorre senza
scosse grazie a fraseggi perfettamente
simmetrici, ripetizioni bilanciate di sezioni
tematiche e ritmiche, campi armonici chiari e
distinti che mai si allontanano troppo dalla
tonica principale. Su questo sfondo emerge
improvviso il secondo Trio, in sol minore,
dove tutte le sezioni del gruppo sono
impiegate in intrecci concertanti.
Nel successivo Adagio, un accompagnamento sincopato supporta la grande melodia dialogata fra il primo oboe, il
primo clarinetto e il corno di bassetto: un
esempio supremo della “elaborazione a
intarsio” caratteristica dello stile classico.
Il personaggio di Salieri nel dramma Amadeus
di Peter Shaffer dà una descrizione ammirata
di questo movimento. Sempre per il principio
dell’equilibrata alternanza, dopo questa onda
di melodia torna un leggero Minuetto, ancor
più esplicitamente semplice e ingenuo del
primo, dalla ritmica elementare, all’armonia e
il fraseggio senza sorprese.
La Romance riporta la larga cantabilità; ma
qui Mozart non esibisce la scrittura “a
intarsio”; la melodia principale è tuttavia
riccamente strumentata con continua varietà
di raddoppi. Il titolo allude tanto a modelli
para-vocali, quanto all’idea di narrazione, che
si conclude con la efficace amplificazione
armonica della coda, ricca di cadenze
deviate alla relativa minore.
La legge dell’alternanza impone a questo
punto un finale più leggero; ed ecco, prevedibilmente, una serie di variazioni
ornamentali dove ogni solista trova modo di
emergere. Segue un rapido e robusto rondò
finale in cui, per la prima volta dall’Introduzione iniziale, il gruppo mostra
tutta la sua ricchezza timbrica: anche nella
piccola dimensione Mozart ripete la legge
dell’alternanza, per cui alla sezione ritmica
iniziale vengono intercalati passi concertanti
in tonalità diverse (per lo più minori).
Questo tipo di costruzione proviene da una
lunga tradizione che risale a Corelli, il quale
“compone” i suoi Concerti Grossi
assemblando movimenti composti
separatamente, in base alla legge
dell’alternanza, sì da realizzare architetture
solide e stabili.
Occorre ora porsi due domande: – 1) si tratta
di un brano d’occasione e come tale destinato al “consumo”, visto anche il criterio
del bilanciamento fra movimenti “forti” e
“leggeri”? o si tratta di un lavoro di alto
impegno? Le due opposte qualità, oggi
definite sbrigativamente “musica leggera” e
“musica classica”, sono in Mozart
perfettamente unite; quindi questa Serenata
ha una doppia lettura, e un solo tipo di
ascolto non è mai quello “giusto”: ecco il motivo per cui i grandi capolavori mozartiani,
come la “Gran Partita”, hanno uguale
successo presso tutte le categoria di
ascoltatori. – 2) Perché Mozart, nonostante
un’esibita avversione verso gli strumenti a
fiato, ha creato per essi alcuni dei suoi
massimi capolavori? Una delle ragioni risiede
nel timbro che l’insieme di fiati genera,
potente e al tempo stesso cristallino, nel
quale l’armonia acquista un colore terso, su
cui è facile far risaltare le linee nette delle
parti tematiche.
Antonio Rostagno
Ensemble di fiati ASSAMI L’ASSAMI (Associazione Amici del
Conservatorio di Milano), fondata nel 1995 da
Marcello Abbado e da Paolo Brecciaroli,
contempla fra i suoi scopi fondativi la
promozione di iniziative volte alla
valorizzazione dei giovani talenti musicali. In
questo ambito nel 2004, grazie anche al
contributo del Lions Club Giuseppe Verdi di
Milano, è nata l’Orchestra ASSAMI, che
seleziona i migliori laureati degli ultimi anni
dando vita a formazioni a organico variabile
che hanno tenuto numerosi concerti sotto la
guida di Amedeo Monetti e Marco Pace. Nel
caso di questo classico ensemble di
strumenti a fiato il direttore è Sergio
Delmastro, musicista di solida esperienza, da
anni docente al Conservatorio di Milano.
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