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stagione 2007/08 > 12 maggio 2008
  > 12 maggio 2008 ore 20:30 Sala Cinquecento
  Ensemble di fiati ASSAMI
  Sergio Delmastro direttore
  Luca Stocco oboe
  Eleonora Grampa oboe
  Francesco Defronzo clarinetto
  Alessandra Masiello clarinetto
  Raffaele Bertolini corno di bassetto
  Valerio Cipollone corno di bassetto
  Giacomo Cella fagotto
  Francesca Pellifroni fagotto
  Alessandro Mauri corno
  Massimiliano Crotta corno
  Mirko Landoni corno
  Alessandro Denabian corno
  Daria Micheletti contrabbasso

  Salieri
  Armonia per un Tempio della Notte

  Mozart
  Serenade K 361 in si bemolle maggiore “Gran Partita”
  Largo – Molto allegro
  Menuetto – Trio I – Trio II
  Adagio
  Menuetto (Allegretto) – Trio I – Trio II
  Romance (AdagioAllegrettoAdagio)
  Tema con variazioni
  Finale – Molto allegro



Armonia per un Tempio della Notte di Antonio Salieri: mai titolo è stato più evocativo e tanto esplicito al tempo stesso. “Armonia” è derivato dal francese colonne d’harmonie (da cui il tedesco Harmoniemusik), che indicava il gruppo di soli fiati impiegato nelle cerimonie delle logge massoniche francesi, mediato poi da quelle viennesi. Il “Tempio della Notte” era invece una costruzione fatta erigere nel suo sontuoso parco di Schönau dal barone Peter von Braun intorno al 1796, nella quale sono raffigurate le tappe della iniziazione dei fratelli massoni (il percorso dalle tenebre alla luce, il cielo stellato, la ricorrenza di elementi triadici, colonne e segni zodiacali, due grandi tavoli triangolari ecc.). Anche nella Armonia di Salieri non è impossibile scorgere segnali massonici, sebbene la stretta attinenza a questo tema sia discutibile. Anzitutto la tonalità di mi bemolle maggiore, con i tre bemolli in chiave disposti a triangolo. Poi il terzo episodio, in stile di corale (in si bemolle e, ovviamente, in tre quarti) può facilmente riferirsi alle semplici “armonie” che venivano impiegate nelle logge francesi; inoltre questo tema si ritrova in un lied attribuito allo stesso Salieri in un canzoniere massonico pubblicato a Berlino nel 1798-99 a cura di Joseph Michael Böheim (Auswahl von Maurer Gasängen […]). Si tratta di una composizione breve, di carattere assai raccolto e meditativo, divisibile in quattro episodi senza divisioni interne.


Scritta in data incerta fra il 1781 e il 1784, la Serenade di Wolfgang Amadeus Mozart si colloca nel periodo aureo dell’affermazione di Mozart a Vienna. L’inusuale organico prevede, in aggiunta al consueto ottetto di fiati (2 oboi, 2 clarinetti, 2 corni, 2 fagotti, tipico della musica massonica d’influenza francese), due altri corni, due corni di bassetto (strumenti gravi della famiglia dei clarinetti) e un contrabbasso; Mozart ottiene così un ripieno quasi orchestrale, ma anche una maggiore versatilità timbrica. Non è da escludere che abbia inteso attirare così l’attenzione dell’imperatore Giuseppe II, che nel 1782 aveva riunito a corte un complesso stabile di fiati.

Si può dividere l’architettura complessiva in tre blocchi, così composti: I e II (Largo-allegro e Menuetto); III e IV (Adagio e Menuetto), V, VI e VII (Romance, Tema con variazioni e Finale). Il primo movimento è in forma sonata monotematica, con introduzione lenta, sontuoso sviluppo centrale con ampi squarci concertanti, e coda con imitazioni sulla testa del tema. Il tema principale è costruito come quello dell’Allegro dall’Ouverture del Don Giovanni: una accelerazione continua da note lunghe, progressivamente diminuite fino al moto di crome. Secondo il criterio dell’equilibrata alternanza, a questo impegnativo tempo iniziale segue un leggero Minuetto inframmezzato da due Trii, che scorre senza scosse grazie a fraseggi perfettamente simmetrici, ripetizioni bilanciate di sezioni tematiche e ritmiche, campi armonici chiari e distinti che mai si allontanano troppo dalla tonica principale. Su questo sfondo emerge improvviso il secondo Trio, in sol minore, dove tutte le sezioni del gruppo sono impiegate in intrecci concertanti.

Nel successivo Adagio, un accompagnamento sincopato supporta la grande melodia dialogata fra il primo oboe, il primo clarinetto e il corno di bassetto: un esempio supremo della “elaborazione a intarsio” caratteristica dello stile classico. Il personaggio di Salieri nel dramma Amadeus di Peter Shaffer dà una descrizione ammirata di questo movimento. Sempre per il principio dell’equilibrata alternanza, dopo questa onda di melodia torna un leggero Minuetto, ancor più esplicitamente semplice e ingenuo del primo, dalla ritmica elementare, all’armonia e il fraseggio senza sorprese.

La Romance riporta la larga cantabilità; ma qui Mozart non esibisce la scrittura “a intarsio”; la melodia principale è tuttavia riccamente strumentata con continua varietà di raddoppi. Il titolo allude tanto a modelli para-vocali, quanto all’idea di narrazione, che si conclude con la efficace amplificazione armonica della coda, ricca di cadenze deviate alla relativa minore.

La legge dell’alternanza impone a questo punto un finale più leggero; ed ecco, prevedibilmente, una serie di variazioni ornamentali dove ogni solista trova modo di emergere. Segue un rapido e robusto rondò finale in cui, per la prima volta dall’Introduzione iniziale, il gruppo mostra tutta la sua ricchezza timbrica: anche nella piccola dimensione Mozart ripete la legge dell’alternanza, per cui alla sezione ritmica iniziale vengono intercalati passi concertanti in tonalità diverse (per lo più minori).

Questo tipo di costruzione proviene da una lunga tradizione che risale a Corelli, il quale “compone” i suoi Concerti Grossi assemblando movimenti composti separatamente, in base alla legge dell’alternanza, sì da realizzare architetture solide e stabili.

Occorre ora porsi due domande: – 1) si tratta di un brano d’occasione e come tale destinato al “consumo”, visto anche il criterio del bilanciamento fra movimenti “forti” e “leggeri”? o si tratta di un lavoro di alto impegno? Le due opposte qualità, oggi definite sbrigativamente “musica leggera” e “musica classica”, sono in Mozart perfettamente unite; quindi questa Serenata ha una doppia lettura, e un solo tipo di ascolto non è mai quello “giusto”: ecco il motivo per cui i grandi capolavori mozartiani, come la “Gran Partita”, hanno uguale successo presso tutte le categoria di ascoltatori. – 2) Perché Mozart, nonostante un’esibita avversione verso gli strumenti a fiato, ha creato per essi alcuni dei suoi massimi capolavori? Una delle ragioni risiede nel timbro che l’insieme di fiati genera, potente e al tempo stesso cristallino, nel quale l’armonia acquista un colore terso, su cui è facile far risaltare le linee nette delle parti tematiche.

Antonio Rostagno


Ensemble di fiati ASSAMI L’ASSAMI (Associazione Amici del Conservatorio di Milano), fondata nel 1995 da Marcello Abbado e da Paolo Brecciaroli, contempla fra i suoi scopi fondativi la promozione di iniziative volte alla valorizzazione dei giovani talenti musicali. In questo ambito nel 2004, grazie anche al contributo del Lions Club Giuseppe Verdi di Milano, è nata l’Orchestra ASSAMI, che seleziona i migliori laureati degli ultimi anni dando vita a formazioni a organico variabile che hanno tenuto numerosi concerti sotto la guida di Amedeo Monetti e Marco Pace. Nel caso di questo classico ensemble di strumenti a fiato il direttore è Sergio Delmastro, musicista di solida esperienza, da anni docente al Conservatorio di Milano.
  
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