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stagione 2008/09 > 10 maggio 2009
  > 10 maggio 2009 ore 20:30 Auditorium Giovanni Agnelli
  Royal Concertgebouw Orchestra
  Daniel Harding direttore
  Lang Lang pianoforte

  Fryderyk Chopin
  Concerto n. 2 in fa minore per pianoforte e orchestra op. 21
  Maestoso
  Larghetto
  Allegro vivace


  Johannes Brahms
  Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
  Allegro non troppo
  Adagio non troppo
  Allegretto grazioso (Quasi andantino). Presto
  ma non assai
  Allegro con spirito



Fryderyk Chopin (1810 - 1849) Concerto n. 2 in fa minore per pianoforte e orchestra op. 21 Dei due Concerti per pianoforte e orchestra composti da Chopin, quello in fa minore, pubblicato per secondo, è nato per primo; entrambi per altro appartengono allo stesso biennio 1829-1830, quando il musicista appena ventenne, ma già animato da un genio pianistico peculiarissimo, s’impegna nelle forme concertistiche più illustri per propiziare il suo lancio dalla patria polacca alla grande ribalta europea. Più che ai modelli di Mozart e Beethoven, Chopin guarda al nuovo gusto solistico affermato da Hummel, Ries, Moscheles, Kalkbrenner: compositori pianisti (forse più pianisti che compositori) che avevano messo in primo piano il pianoforte rispetto a una orchestra gregaria e funzionale alla brillantezza del solista. Così Chopin ripensa il genere concertistico come un avventuroso discorrere del pianoforte assumendo della forma classica il ruolo dominante dei temi principali,ma sostituendo allo sviluppo il principio della variazione, esplorato fin dove il suo intuito della scrittura pianistica poteva spingersi.

Se la parte dell’orchestra suona così diversa rispetto all’originalità del pianoforte, ciò dipende non tanto (come spesso si ripete) da una scarsa esperienza di orchestratore, ma perché Chopin la concepiva, un po’ come Paganini, nello spirito della musica teatrale; i suoi interventi orchestrali sono in realtà le introduzioni ad arie e duetti che il suo genio strumentale trasfigurava senza residui nel suono del suo pianoforte. Il Concerto in fa minore op. 21, forse per l’impostazione meno estroversa del suo gemello in mi minore, non incontrò subito altrettanta fortuna presso il pubblico: era invece il preferito da Chopin, poco incline al virtuosismo spettacolare e alle pubbliche esibizioni in genere. Nel primo movimento, dopo la prefazione orchestrale, il pianoforte entra in scena con un gesto da primo attore, prima di dedicarsi a tornire il primo tema con una esuberanza di abbellimenti e fioriture; ma già il secondo tema, di valenza cantabile più intensa, dimostra in pieno la grande scoperta chopiniana dell’integrazione compiuta fra ornato e linea melodica.

Questo carattere risplende con immacolata chiarezza nel Larghetto centrale, vera quintessenza di poesia chopiniana, di canto librato con il coraggio dei vent’anni; Chopin volle riconoscervi l’impronta del suo amore inconfessato per Costanza Gladkowska, allieva di canto al Conservatorio di Varsavia: le avances inespresse nella vita reale si saldano nella pagina scritta, aprendosi anche alla confessione bruciante nell’episodio centrale, con il pianoforte nel ruolo di recitante in conflitto diretto con l’orchestra. Nel finale entra in scena la mazurca, danza nazionale a quei tempi ancora poco diffusa fuori della Polonia, che pervade temi principali e secondari del suo ritmo e del suo carattere capriccioso; ma sempre con la misura e la poesia intima e discreta che domina in tutto il Concerto.


Johannes Brahms (1833 - 1897) Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 Brahms aveva cautamente dilazionato il suo esordio sinfonico: la Prima Sinfonia aveva visto la luce nel 1876, quando il compositore compiva 43 anni ed era già saldamente affermato nel mondo musicale tedesco; la Seconda Sinfonia, invece, nasce in tempi brevi e viene presentata, quasi a ridosso della Prima, il 30 dicembre del 1877 a Vienna sotto la direzione dell’illustre Hans Richter. Per Brahms non si trattava solo di confermare la raggiunta sicurezza nel maneggio della forma sinfonica, così carica di modelli, ma del desiderio, una volta sciolto il nodo nei confronti della tradizione sinfonica più solenne, di provare a “familiarizzare” la sinfonia, a intimizzarla versandoci dentro le sue idee più personali e segrete, alcune anche di segno umbratile e cameristico.

La Sinfonia in re maggiore op. 73 infatti è quasi un’anti-sinfonia, un po’ nel senso in cui si dice un’anti-opera il Pelléas et Mélisande di Debussy. Lontana dai tradizionali principi sinfonici, ad esempio, è l’affinità reciproca dei quattro movimenti, il trascolorare di uno nell’altro senza che si condensino quelle zone di contrasto che informano drammaticamente la morfologia sinfonica. È raro trovare un’altra Sinfonia in cui il primo e il secondo movimento sembrino seguitare altrettanto uno nell’altro; in cui i temi dei singoli movimenti appaiano come le diverse facce di uno stesso paesaggio piuttosto che episodi contrastanti per diversi caratteri; in cui gli sviluppi siano disseminati ovunque; in cui la soluzione di ogni intrico sia affidata alle code e non alla ripresa, a quelle appendici accorate e suadenti che rivelano il significato del difficile percorso seguito fino a quel punto.

Può essere anche utile ricordare una lettera di Brahms del 1879 (ma venuta alla luce soltanto pochi anni fa) indirizzata al direttore d’orchestra Vincenz Lachner. In un’opera a prevalente tinta “serena” come la Seconda Sinfonia, al Lachner era parsa incomprensibile la nerezza di tromboni e timpani in un passo del primo movimento, tanto da decidersi a chiederne lumi interpretativi a Brahms: il quale aveva difeso la funzione di quei passi come quella dell’«ombra necessaria dentro la serena Sinfonia», aprendosi per di più alla confessione di essere un «uomo profondamente malinconico».

La mescolanza di umori pensosi e idillici, che è poi la cifra più segreta dell’animo di Brahms, non si limita ai passi dell’Allegro non troppo notati dal Lachner ma pervade sopra tutto il secondo movimento; ad onta di ampi squarci cantabili, questa pagina sembra procedere battuta per battuta anziché frase per frase, esempio supremo di quello stile “associativo” di Brahms che fa scaturire ogni idea dalla precedente per intima analogia; sembra filtrare e trattenere lo sgorgo della musica soppesandone ogni composto sonoro con un istinto analiticotipicamente moderno. L’Allegretto grazioso che segue è quasi l’archetipo dell’allegretto brahmsiano: l’apoteosi beethoveniana della danza è accantonata, riemerge il tono della prima Serenata op. 11 e più in là un omaggio al caro e vecchio Minuetto, a un Settecento idealizzato in una crepuscolare estate di San Martino.

Solo nel finale la vocazione costruttiva della sinfonia fa valere i suoi diritti, ma senza urti o contraddizioni violente; per il Brahms della Seconda Sinfonia il trionfo è mediato dallo schermo storico, da un lontano riferimento al finale di Haydn (in particolare a quello della Sinfonia n. 104 “London”), riepilogato con la consapevolezza di dominare, dal suo ordinato studio viennese in Karlgasse 4, dalla sua ben fornita biblioteca, la storia della musica tedesca: le bandiere al vento verso la fine, lo sfavillare dell’ultima fanfara di ottoni non sono tanto un trionfo individuale, quanto l’ovazione comunitaria di una tradizione, di un coro: a cui Brahms aggiunge la calda voce del suo commosso umanesimo.

Giorgio Pestelli


Royal Concertgebouw Orchestra Fondata nel 1888, l’Orchestra del Concertgebouw, che nel 1897 Richard Strauss descriveva come «davvero magnifica, piena di vigore giovanile ed entusiasmo», si è progressivamente conquistata un ruolo di primo piano fra le orchestre europee, e nel celebrare i suoi primi cento anni ha ottenuto lo status di “Orchestra Reale”. I cinquant’anni di direzione di Willem Mengelberg sono stati segnati dai nomi di Richard Strauss, Mahler (con un ruolo centrale che sopravvive tutt’oggi), Debussy e Stravinsky, oltre che di Rachmaninov, Prokof’ev e Bartók, impegnati come solisti nelle proprie composizioni. Lo speciale approccio alla musica contemporanea è proseguito poi con autori quali Maderna, Schat, Berio, Nono, Henze e Adams.

Bruckner è parte vitale del repertorio grazie al lavoro svolto da Eduard van Beinum dopo la guerra, particolarmente attento anche al repertorio francese, come del resto Bernard Haitink. Il direttore che però ha saputo maggiormente rinnovare la tradizione delle esecuzioni mahleriane e bruckneriane dell’orchestra è stato Riccardo Chailly. Con Mariss Jansons, divenuto il sesto direttore musicale dell’Orchestra nel settembre 2004, si apre una nuova fase che accosta a questi due amati compositori anche Strauss e Šostakovič, in occasione delle celebrazioni del 2006. Tra i direttori ospiti che si sono avvicendati vanno menzionati Arthur Nikisch, Karl Muck, Bruno Walter, Otto Klemperer, Pierre Monteaux, Eugen Jochum, Karl Böhm, Herbert von Karajan, Georg Solti, George Szell, Carlos Kleiber, Leonard Bernstein, Colin Davis, Kurt Sanderling, Kirill Kondrashin, Carlo Maria Giulini, Kurt Masur, Lorin Maazel, Christian Thielemann e, quale direttore ospite onorario, Nikolaus Harnoncourt.


Daniel Harding Daniel Harding è stato assistente di Simon Rattle presso la City of Birmingham Symphony Orchestra, con cui ha debuttato nel 1994. Nella stagione 1995-96 ha assistito Claudio Abbado, ha per la prima volta diretto i Berliner Philharmoniker ed è stato il più giovane direttore dei BBC Proms. Dal 1997 al 2000 è stato direttore principale della Sinfonica di Trondheim in Norvegia, e fino al 2003 anche della Sinfonica di Norrköping in Svezia. Dalla stagione 2006-2007 è direttore ospite principale della London Symphony Orchestra, mentre dal gennaio 2007 è direttore musicale della Swedish Radio Symphony Orchestra. Già direttore musicale della Mahler Chamber Orchestra, dall’agosto 2008 ne è il direttore principale.

In Europa è ospite di Staatskapelle di Dresda, Gewandhaus di Lipsia, Berliner Philharmoniker, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, London Philharmonic, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Orchestra of the Age of Enlightenment, Orchestre des Champs Elysées e Wiener Philharmoniker. Negli Stati Uniti e in Canada si è esibito con Philadelphia Orchestra e Los Angeles Philharmonic e con le sinfoniche di Atlanta, Baltimora, Chicago, Houston e Toronto.

Tra le produzioni operistiche che ha diretto ricordiamo Così fan tutte, Don Giovanni e The Turn of the Screw per il Festival di Aix-en-Provence, e Jenůfa per la Welsh National Opera. Più recentemente ha debuttato alla Bayerische Staatsoper con Die Entführung aus dem Serail mentre il 2005-2006 segna il suo debutto alla Scala con Idomeneo, al Theater an der Wien con Die Zauberflöte e al Festival di Salisburgo con Don Giovanni, un Wozzeck al Covent Garden e Die Zauberflöte ad Aixen-Provence. Nel 2007 ha diretto Salome alla Scala e nel 2008 vi è tornato con Il prigioniero e Il castello del duca Barbablù.


Lang Lang Ventiseienne, è stato il primo pianista cinese ingaggiato dai Berliner e dai Wiener Philharmoniker e dalle maggiori orchestre americane. Ha collaborato con direttori come Ashkenazy, Chailly, Dutoit, Eschenbach, Gergiev, Jansons, Levine, Mehta, Maazel, Muti, Nagano, Rattle, Salonen, Temirkanov e Tilson Thomas. Nel 2007 ha celebrato a Pechino, con dieci concerti, il decimo anniversario del Festival internazionale della Città e il ventennale del proprio debutto; ha inoltre tenuto concerti in ogni parte del mondo e in particolare si è esibito alla Waldbühne di Berlino, con la Staatskapelle Berlin diretta da Daniel Barenboim, per un pubblico di migliaia di persone.

Lang Lang ha iniziato lo studio del pianoforte a 3 anni; ha vinto il concorso di Shenyang e tenuto il suo prima recital a 5; a 9 anni è entrato al Conservatorio Centrale di Pechino e, vinto il concorso Čajkovskij, a 13 anni ha portato i 24 Studi di Chopin nella più prestigiosa sala da concerti della capitale. Il suo lancio definitivo avviene in seguito a una sostituzione dell’ultimo minuto che lo porta a esibirsi nel “Gala of the Century” del Ravinia Festival insieme alla Chicago Symphony.

Nel 2004 è stato nominato Ambasciatore dell’UNICEF ed è tra i promotori del programma educativo della Carnegie Hall. Per la sua grande popolarità presso i bambini la Steinway ha creato per loro i “Lang Lang Steinway”, utilizzando per la prima volta il nome di un artista per i propri prodotti. Lang Lang si è esibito per il segretario delle Nazioni Unite, per i presidenti di Stati Uniti, Cina, Germania, India e Russia. Ha ricevuto riconoscimenti ad honorem presso i maggiori conservatori della Cina e tiene regolari masterclass alla Juilliard School, al Curtis Institute e a Hannover.
  
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