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stagione 2009/10 > 24 ottobre 2009
  > 24 ottobre 2009 ore 20:30 Auditorium Giovanni Agnelli
  WDR Sinfonieorchester Köln
  Semyon Bychkov direttore
  Katia e Marielle Labèque pianoforte

  Mendelssohn-Bartholdy
  Concerto per due pianoforti e
  orchestra in mi maggiore


  Strauss
  Eine Alpensinfonie op. 64


Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 1847) Concerto per due pianoforti e orchestra in mi maggiore Dal 1822 nella casa dei Mendelssohn a Berlino erano diventate abituali le Sonntagsmusiken (concerti domenicali), con le esibizioni dei due fratelli Felix e Fanny per la gioia di uno stretto giro familiare e di pochi ospiti eminenti. In uno di questi concerti domestici, il 14 novembre 1824, compleanno di Fanny (19 anni), fu eseguito per la prima volta il Concerto in mi maggiore per due pianoforti e orchestra di Felix (15 anni): solisti i due enfants prodiges, presenti Ignaz Moscheles, Carl Friedrich Zelter e altri maestri della cappella berlinese.

La seconda esecuzione, e prima in pubblico, avvenne a Londra dove Mendelssohn si trovava in tournée assieme a Moscheles; alla notizia di una disastrosa inondazione avvenuta in Slesia, Mendelssohn volle destinare l’incasso del concerto, avvenuto il 13 luglio 1829, a beneficio di quelle popolazioni colpite. Dopo questa data, il Concerto scompare dai programmi e risorge al Gewandhaus di Lipsia solo nel 1959, il 3 febbraio, centocinquantesimo anniversario della nascita del compositore.

Una esauriente introduzione orchestrale presenta i temi del primo movimento, tutti di amabile natura e impregnati, come è facile sentire, di esempi mozartiani; quando entrano i due solisti, con due rispettivi arpeggi a mo’ di cadenza, si pensa invece all’autorevole esordio del Quinto Concerto di Beethoven; ma va sùbito detto che queste diffuse reminiscenze, cui presto si aggiunge Bach per le sezioni in stile fugato, sono tutte fuse in unità da una natura sovranamente musicale.

Come sempre in Mendelssohn, l’individuazione di una fonte non è indice di debolezza inventiva, ma al contrario di una accresciuta sensibilità; per qualche mistero, Mendelssohn non è mai così originale come quando “entra” nei suoi modelli: come se tra lui o l’oggetto idoleggiato si interponesse una zona di evaporazione che impedisce il contatto e l’imitazione diretta. In questo primo Allegro vivace si alternano tre “tipi” musicali: il brillante virtuosismo pianistico, il cantabile luminoso e sereno, con scoperti abbandoni lirici, e l’elaborazione contrappuntistica di frammenti fugati.

Una cosa sola Mendelssohn non aveva ancora imparato dai Mozart e Beethoven: la concisione, il confine posto al vagare delle idee; ma si può non perdonare il ragazzo quindicenne se nell’entusiasmo delle sue scoperte lasciava correre la penna nella più felice libertà?

Anche l’Adagio non troppo muove dalla calma malinconia di un’ampia introduzione orchestrale; nel primo movimento i due pianoforti erano una coppia gemella, ora invece si presentano per una buona metà come due persone distinte, e quando parla una, l’altra ascolta. Il primo pianoforte attacca un tema in do maggiore di natura vocale e gusto italianizzante, con volatine e gorgheggi che stilizzano l’ideale del bel canto; quando viene il suo turno, il secondo pianoforte presenta per contrasto un nuovo tema in do minore e di accento drammatico; ma la drammaticità si stempera presto, introducendo un ritmo cullante di terzine sul quale rientra il primo pianoforte, e così i due procedono in serena concordia fino alla conclusione.

Anche qui Mendelssohn si attarda a osservare il vasto paesaggio scoperto in tutte le sue prospettive; ma di nuovo conviene non spazientirsi, tanto questo dolcissimo calando allarga il cuore dell’ascoltatore. Il genere brillante riprende il suo dominio nell’Allegro finale, con scale e arpeggi scintillanti, da cui ogni tanto sbocciano intense frasi cantabili; è il movimento più breve, senza ridondanze, e curiosamente il più personale e riconoscibile: i maestri riveriti nelle pagine precedenti, qui tacciono e si fanno ad ascoltare il loro alunno baciato dalla fortuna.


Richard Strauss (1864 - 1949) Eine Alpensinfonie op. 64 La verità di una frase di Roberto Longhi – poche cose aver nuociuto di più alla pittura che l’essere salita oltre il limite dei castagni – è un po’ meno vera per la musica; davanti alla “maestà della natura” l’arte musicale, con la sua componente astratta, si è difesa un po’ meglio, misurandosi spesso con successo proprio con le iperboli della natura alpestre: il primo episodio di Aroldo in Italia di Berlioz, vari luoghi della Walchiria wagneriana, Eglogue di Liszt dal “Quaderno svizzero”, intere pagine sinfoniche di Mahler, sono altrettanti capolavori che ritengono terribilità e ampiezza di visuale dal plein air alpino; a romanticismo ormai concluso, giunge infine la Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss che di quel sentimento è la grande enciclopedia illustrata, la ricostruzione in un meraviglioso plastico variopinto.

Nella vicenda creativa di Strauss la Alpensinfonie op. 64 arriva un po’ in ritardo: concluso con Vita d’eroe nel 1898 il decennio dei grandi poemi sinfonici, mandato ancora un saluto all’autonomia dell’orchestra con la Sinfonia domestica (1903), il campo sembrava ormai riservato al teatro, consacrato dal trionfo del Cavaliere della rosa (1910) e dalla prima versione di Arianna a Nasso (1911); invece, proprio accanto all’Arianna, ecco affiorare i primi abbozzi della Alpensinfonie, completata nel 1915 e presentata la prima volta a Berlino il 28 ottobre di quell’anno con il compositore alla testa dell’orchestra di Dresda. Forse alla radice della composizione stava anche il desiderio di allestire un’occasione sinfonica senza precedenti, una vetrina inaudita di possibilità orchestrali; non va dimenticato infatti che il ventennio 1898-1918 è quello della massima parabola di Strauss direttore d’orchestra, con memorabili tournées in Europa e nelle due Americhe.

Le dimensioni della partitura sono gigantesche come la sua escursione fonica: oltre alla moltiplicazione delle normali parti orchestrali, la sola sezione degli ottoni comprende 4 corni, 4 tube tenori, 4 trombe, 4 tromboni, 2 bassi tuba, oltre a organo, celesta, macchina del vento, macchina del tuono e ancora 12 corni, 2 trombe e 2 tromboni allontanati fra le quinte. La Zugspitze e il massiccio del Wettersteingebirge che il compositore vedeva dalla finestra della sua casa di Garmisch, non sono guardate da lontano, ma esplorate da vicino col travolgente naturalismo di una giornata passata sui monti; le trionfali cadenze, le dorate fanfare, le ossigenate volute melodiche sono spesso della stessa pasta di quelle del Cavaliere della rosa, ma senza quel tremito d’incertezza, quella punta accorata di malinconia che fa risplendere l’ottimismo di più nobile luce; nella Sinfonia delle Alpi l’ottimismo è a tinta unica e finisce talvolta in un entusiasmo sovraccarico: una sensazione che circolò già a Berlino la sera della prima, forse acuita dalla circostanza che già da un anno la gloriosa e vecchia Europa si stava dissanguando nella Grande Guerra.

In un unico movimento, costellato in partitura da indicazioni descrittive, la Alpensinfonie comprende nella sua cornice i quattro episodi principali della forma sinfonica: il primo Allegro con introduzione lenta (notte, alba e salita alla cima), l’Andante idilliaco, lo Scherzo (tempesta) e il Finale (ritorno a casa e notte), tutti collegati da temi ricorrenti ed elaborati in infinite trasformazioni. Boschi, ruscelli e cascate, alpeggi e prati fioriti, grotte e crepacci, nevi eterne e nebbia che sale, tutto riceve palpabile realtà sonora dal pennello del compositore; quando il quadro si chiude, in uno splendido impasto di ottoni e organo, le stesse melodie che poco prima avevano raggiato “sulla vetta” tornano rallentate in una estatica dolcezza; il cerchio si chiude con il ritorno alle tenebre, in un notte ancora fremente di cupe energie, di oscuri sortilegi.

Giorgio Pestelli


WDR Sinfonieorchester Köln In linea con altre compagini sinfoniche legate alle radio, la WDR Sinfonieorchester Köln, pur fedele alla tradizione delle grandi orchestre tedesche, è orgogliosamente legata al proprio impegno verso la musica contemporanea. Fondata nel 1947 come emanazione dell’allora Radio del Nordovest, appartiene ora a quella Radio dell’Ovest che commissiona più di venti nuove opere ogni anno per le formazioni da essa dipendenti. Oltre ad aver commissionato lavori a compositori dell’avanguardia tedesca quali Karlheinz Stockhausen, Hans Werner Henze, Wolfgang Rihm fin dall’inizio della loro carriera, l’Orchestra ha dato vita a prime assolute e sostenuto lavori contemporanei dagli stili e dalle tecniche più disparati, realizzati da compositori quali Luigi Nono, Luciano Berio, Krzysztof Penderecki, Peter Eötvös, Toru Takemitsu, Iannis Xenakis, John Cage, Steve Reich, Alfred Schnittke, György Kurtág e György Ligeti. Molti di questi pezzi sono poi entrati nel repertorio e sono stati oggetto di incisioni discografiche commercializzate.

Tra i direttori principali che hanno dato lustro alla formazione ricordiamo Christoph von Dohnányi, Zdenek Macal, Hiroshi Wakasugi, Gary Bertini, Hans Vonk e attualmente Semyon Bychkov. A iniziare dalla collaborazione di un’intera vita con Günter Wand, culminata nella leggendaria incisione del ciclo delle Sinfonie di Bruckner, l’orchestra ha lavorato, fin dagli esordi, con i maggiori direttori di tutti i tempi: Solti, Fricsay, Knappertsbusch, Erich Kleiber, Klemperer, Stokowski, Giulini, Szell. Dopo la nomina di Dohnányi a direttore principale, la WDR Sinfonieorchester Köln ha avuto come direttori ospiti Barbirolli, Kubelik, Leinsdorf, Karajan, Sawallisch, Maazel, Mehta, Mackerras, Barenboim, Abbado, Carlos Kleiber, oltre ai solisti più prestigiosi.

Dopo le prime due tournée con Celibidache nel 1957/58, l’Orchestra si è esibita nell’ex Unione Sovietica, in Europa, America e Giappone. Dopo la nomina di Semyon Bychkov a Direttore principale nel 1997 ci sono state tournée di grande successo in Giappone, Europa, Sudamerica e Stati Uniti con esibizioni nelle sale più prestigiose quali la Suntory Hall di Tokyo, la Royal Festival Hall di Londra e la Carnegie Hall di New York. Tutti i concerti della compagine sono registrati per trasmissioni radiofoniche o produzioni televisive e molte registrazioni sono state commercializzate. Tra le ultime incisioni realizzate dall’Orchestra con Semyon Bychkov, si contano i poemi sinfonici di Richard Strauss, le Sinfonie n. 4, 7, 8, 11 di Šostakovič, la Sinfonia n. 4 di Mahler, e la n. 4 di Brahms. Recentissima l’incisione delle opere Daphne e Electra di Strauss.


Semyon Bychkov Molto apprezzato per la chiarezza e la trasparenza delle sue interpretazioni, Semyon Bychkov trasmette la propria visione della musica attraverso una tecnica elegante ed espressiva, che fa suonare in modo nuovo anche il repertorio d’uso. Dopo aver lasciato Leningrado nel 1975, Bychkov ha dato inizio a una carriera internazionale che l’ha portato sul podio delle più prestigiose orchestre di Stati Uniti, Europa e dell’allora Unione Sovietica. Attualmente vive in Europa ed è direttore principale della WDR Sinfonieorchester Köln.

Allievo del russo Ilya Musin, al suo primo successo internazionale ottenuto sostituendo un noto collega nel 1984 sono seguiti concerti alla guida della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, New York Philharmonic e Berliner Philharmoniker che ne hanno consolidato la reputazione. Alla nomina, del 1989, a direttore musicale dell’Orchestre de Paris sono seguiti impegni come primo direttore ospite della Filarmonica di San Pietroburgo (1990), al Maggio Musicale Fiorentino (1992) e alla Semperoper di Dresda (1997).

Dalla nomina a Direttore principale della WDR Sinfonieorchester Köln, intensa è stata l’attività concertistica sia in patria sia all’estero, tra Italia e Ungheria, tra Sudamerica e Giappone, con innumerevoli registrazioni per la radio e la televisione. Nel corso del mandato quale Direttore principale della Semperoper di Dresda Bychkov ha diretto nuove produzioni di Lady Macbeth nel distretto di Mcensk di Šostakovič, Der Rosenkavalier di Strauss, Das Rheingold e Die Walküre di Wagner. Al Maggio Musicale Fiorentino ha diretto La Bohème di Puccini, Idomeneo di Mozart, Fierrabras di Schubert, Evgenij Onegin di Čajkovskij, Jenufa di Janáček, Boris Godunov di Musorgskij (Premio Abbiati), Parsifal di Wagner (anche a Parigi e Dresda) e Un ballo in maschera di Verdi.

Nel 1997 ha debuttato alla Scala con Tosca di Puccini e nel 2005 vi è tornato con Elektra di Strauss, che aveva già presentato rispettivamente alla Staatsoper di Vienna nel 1999 e alla Royal Opera House nel 2003. Risale invece al 2004 il debutto alla Metropolitan Opera di New York con Boris Godunov e al Festival di Salisburgo con una nuova produzione di Der Rosenkavalier. È poi la volta di Vienna con una nuova produzione di Daphne (Strauss) e di Lohengrin. Tra i progetti futuri nuove produzioni della Dama di Picche di Čajkovskij e di Lohengrin a Londra, di Un ballo in maschera e Tristan und Isolde a Parigi e di Otello a New York.

Recenti impegni come direttore ospite concerti lo hanno visto sul podio di New York Philharmonic, Wiener e Berliner Philharmoniker, Chicago Symphony Orchestra e Filarmonica della Scala. I progetti futuri lo vedranno ancora a Chicago e a New York, a San Francisco e a Los Angeles, oltre che a dirigere la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks. Semyon Bychkov ha realizzato più di trenta cd e dvd, molti dei quali con la WDR Sinfonieorchester Köln; nel gennaio 2006, da segnalare, l’incisione dal vivo della Seconda Sinfonia di Mahler per le celebrazioni del cinquantenario della formazione.


Katia e Marielle Labèque Pianiste anticonformiste vantano un repertorio sorprendente nella sua ecletticità. Figlie di Ada Cecchi, ex-allieva di Marguerite Long, le due sorelle hanno trascorso l’infanzia immerse nella musica. Fin dagli esordi si sono dedicate alla musica contemporanea, eseguendo brani di compositori come Boulez, Berio, Ligeti e Messiaen. Ampio e ricco di contrasti è il loro repertorio in cui spaziano con agio da Bach agli autori del XXI secolo. Una carriera sorprendente le ha condotte in ogni parte del mondo con compagini prestigiose quali Berliner Philharmoniker, Boston Symphony, Chicago Symphony, Gewandhaus di Lipsia, London Symphony, Philharmonia Orchestra, Los Angeles Philharmonic, Filarmonica della Scala, Philadelphia Orchestra, Bayerischer Rundfunk, Staatskapelle di Dresda e Wiener Philharmoniker.

Si sono esibite sotto la direzione di Semyon Bychkov, Sir Colin Davis, Charles Dutoit, Sir John Eliot Gardiner, Zubin Mehta, Seiji Ozawa, Antonio Pappano, Sir Simon Rattle, Esa-Pekka Salonen, Leonard Slatkin, Christoph Eschenbach e Michael Tilson Thomas. Sono ospiti regolare dei festival di Berlino, Lucerna, Ravinia, Schleswig Holstein, Tanglewood, dell’Hollywood Bowl, delle Mozartwoche e del festival di Pasqua e Pentecoste di Salisburgo, del Mostly Mozart di New York, dei Proms di Londra. Hanno collaborato con formazioni barocche quali gli English Baroque Soloists sotto la direzione di Sir John Eliot Gardiner, il Giardino Armonico con Giovanni Antonini, Musica Antiqua Köln con Reinhard Goebel, l’Orchestra Barocca di Venezia con Andrea Marcon, i Gabrieli Players sotto la bacchetta di Paul McCreesh.

L’aspirazione a creare un ponte che collegasse i diversi aspetti della creatività contemporanea ha spinto le due sorelle a dare vita a una propria casa discografica, la KML Recordings. Ponendosi aldilà delle convenzioni e dei confini di genere, la casa discografica mette insieme gli elementi più inattesi, associando costantemente immagini e suoni. La prospettiva supera i confini della musica classica per spingersi versi nuovi orizzonti dove il rock, l’elettronica, la contemporanea, l’improvvisazione, e i video hanno un ruolo di primo piano. Nel 2005 Katia e Marielle Labèque hanno creato la fondazione KML con lo scopo di promuovere la ricerca e sviluppare la conoscenza del repertorio per duo pianistico attraverso incontri tra artisti di diversa provenienza.

Nel marzo 2007, con una lunga tournée attraverso la Spagna, l’Italia e la Germania, le sorelle Labèque, insieme alla Cantaora Mayte Martín, hanno lanciato il loro nuovo programma di flamenco De Fuego y Agua. Nel gennaio 2009 a Los Angeles, con la Los Angeles Philharmonic e la direzione di Esa-Pekka Salonen, le sorelle Labèque hanno dato vita alla première di The Hague Hacking che Louis Andriessen ha scritto appositamente per loro. Nella stagione 2009/2010 sono previste due ulteriori prime di brani composti per Katia e Marielle Labèque da Osvaldo Golijov e Joan Albert Amargós.
  
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