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>23 novembre 2009 ore 20:30 Sala Cinquecento
Quintetto Kandinsky
Matteo Salerno flauto
Simone Frondini oboe
Simone Fornaciari clarinetto
Eolo Pignattini corno
Stefano Semprini fagotto
Mozart
Ouverture da II flauto magico
Rossini
Tarantella
Mendelssohn-Bartoldy
Sogno di una Notte di Mezza Estate
Verdi
Ouverture da Nabucco
Bizet
Suite da L’Arlésienne
Briccialdi
Fantasia su Il Barbiere di Siviglia
Gershwin
Suite da Porgy & Bess
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Il programma presentato in questo concerto è composto esclusivamente di musica teatrale: ouvertures, musiche di scena, suites e fantasie da opere riproposte in una veste timbrica cameristica, più esile di quella originaria, sebbene versatile e capace di emulare molti effetti orchestrali. In diversi casi, tuttavia, l’organico del quintetto di fiati si rivela particolarmente adatto a rilevare le caratteristiche delle musiche trascritte, grazie alla notevole varietà timbrica, ma anche alla complementare possibilità di creare fusioni ricche di armonici.
L’Ouverture del Flauto magico di Mozart testimonia immediatamente uno dei due aspetti dell’ensemble appena indicati. La scrittura di questa composizione sembra infatti particolarmente predisposta alla chiarezza timbrica del quintetto di fiati, data la tessitura orchestrale particolarmente tersa, addirittura cristallina. Il celeberrimo tema che apre l’Allegro viene infatti continuamente rifratto e posto in serrata scrittura canonica, circolando in tutti i registri orchestrali.
Poiché le parti di semplice cadenza armonica sono solo articolazioni momentanee di questa scrittura polifonica, le linee che sembrano moltiplicarsi all’infinito, in questo continuo meccanismo di intensificazione, acquisiscono una maggiore chiarezza nel timbro netto dei fiati. Ne risulta una fotografia cameristica del grande quadro sinfonico originale, che ne conserva tuttavia intatti i colori. Non occorre dilungarsi sulla particolarità di questa Ouverture, la cui scrittura fortemente influenzata dallo spirito della fuga mette in crisi il quadro formale convenzionale, infranto e ricomposto come in un caleidoscopio.
A proposito della Tarantella di Rossini, si perdoni una filastrocca, che può sembrare comica o addirittura infantile, ma non è forse così sciocca come sembra: la Tarantella dalla Boutique fantasque è una trascrizione contemporanea di una riscrittura operata da Respighi; questa riscrittura respighiana a sua volta riutilizza un originale rossiniano; e questo originale rossiniano si ispira a sua volta alla danza tradizionale del meridione italiano. Dovremmo parlare di musica senza vero autore, di una specie di “musica al cubo”, nella quale il suono, il ritmo, il materiale musicale in sé e per sé sono i soli protagonisti.
Non sai più chi sia il ‘vero’ autore, e quale sia la parte di autorità da attribuirgli: chi ha inventato la melodia? Rossini o un anonimo che si perde nella tradizione orale? Chi l’armonizzazione? Rossini o Respighi? Oppure il trascrittore ultimo, Sergio Bruno, ci ha messo del suo? E infine a quale degli autori (sempre che ancora si possano chiamar tali) dobbiamo la disposizione delle masse sonore? Sembrano semplici rompicapo, giochi enigmistici o sondaggi d’opinione; ma ricordiamo che la “eclissi dell’autore” è uno dei grandi temi della contemporaneità e, pur nella sua modesta entità, anche questa Tarantella ne è una divertente e giocosa testimonianza.
Meno urgente sembra il problema nelle due successive trascrizioni, forse anche a causa della estrema notorietà delle composizioni: è inevitabile in questi casi sentire l’eloquio del giovane Mendelssohn e del giovane Verdi, pur fra loro incomparabili, ma altrettanto personali e inconfondibili. Se per lo Scherzo di Mendelssohn valgono rilievi simili a quelli relativi a Mozart, l’Ouverture del Nabucco ha già in origine un suono assai più pesante e scuro, simbolo di una diversa epoca e intenzione drammaturgica.
Anche in questo caso l’ensemble di fiati sembra particolarmente adeguato a realizzare il contrasto fra le sezioni, già evidentissimo nell’originale orchestrale: dalle due sezioni estreme caratterizzate dalla violenta, quasi brutale scrittura omoritmica, impetuosa e selvaggia, a quella centrale (Andantino) con l’oboe (nell’originale verdiano raddoppiato dal clarinetto e poi dalla tromba) che canta la più famosa melodia mai composta, quel gregorianeggiante declamato che è il Va pensiero sull’ali dorate, classicamente attenuato dal fregio ornamentale di flauti e violini.
La prima Suite dalle musiche di scena per L’Arlésienne di Bizet è ancora una volta costituzionalmente predisposta alla trascrizione per fiati, dato che fu scritta per l’orchestra ridottissima del Théâtre du Vaudeville di Parigi (circa 25 elementi, in prevalenza fiati): il robusto ritmo di marcia del Prélude (dall’Ouverture delle musiche di scena, derivata dalla Marcho dei Rei forse di origine provenzale), così come l’ostinato ritmico del Carillon ne sono testimonianza. Particolare motivo di interesse è invece la soluzione adottata dal trascrittore per rendere nel timbro terso dell’ensemble le lunghe e sostenute armonie che accompagnano la lentissima melodia dell’Adagietto, nella quale Winton Dean ha sentito un “colore gounodiano”. Sia qui lecito un solo rilievo storico: queste musiche di scena sono articolate in sezioni narrative, intercalate da Entr’actes; è una nuova idea di dramma frammentato, non continuo, che diverrà caratteristica del teatro francese fino a Debussy.
Dopo la brillante Fantasia sul rossiniano Barbiere di Siviglia di Giulio Briccialdi (ancora un ‘dialogo’ fra ‘autori’, che sembra oggi sorprendentemente tornato di moda), uno dei più grandi flautisti dell’Ottocento italiano oggi giustamente riscoperto non solo come virtuoso, il programma si chiude con una Suite dalla American Folk Opera di Gershwin Porgy and Bess. Questo lavoro rappresenta quasi una via mediana fra opera e musical, diviso com’è fra songs chiuse e parti narrative. Una suite è quasi la logica conseguenza della struttura stessa dell’opera; e infatti il trascrittore ha realizzato un gradevole e non troppo impegnativo résumé di alcuni dei temi più celebri, come It ain’t necessarily so, Bess you is my woman o la immancabile Summertime.
Il Quintetto Kandinsky è formato da musicisti provenienti da diverse regioni italiane che nel corso degli anni hanno condiviso molteplici esperienze artistiche in ambito musicale. Legati da una forte amicizia decidono di costituire un ensemble che, oltre al repertorio tradizionale per quintetto di fiati, fosse capace di produrre spettacoli in cui coinvolgere diverse espressioni artistiche come la letteratura, la recitazione, la danza e in alcuni casi le nuove tecnologie.
Nasce così un gruppo dalle mille sfaccettature che in questi anni di attività ha realizzato spettacoli quali Il Pifferaio Variopinto di Hamelin su disegni e animazioni 3D di Daniele Panebarco con Giampiero Frondini come voce recitante oppure lo spettacolo teatrale Laudes, grido a tutta la gente, prodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria con la regia di Gigi Dall'Aglio e musiche di Alessandro Nidi o il progetto Dottor Jekyll e Mr Hyde per il Batik Film Festival o il radiodramma musicale Claire di Bruno de Franceschi liberamente tratto da La visita della vecchia signora di F. Durrenmatt.
Tra i vari riconoscimenti si menziona il Premio Abbiati ottenuto per i progetti di divulgazione musicale presso le scuole dell’Umbria. Da ricordare la collaborazione con jazzisti del calibro di G. Trovesi, A. Dulbecco, E. Pietropaoli e G. Coscia con i quali hanno partecipato al progetto musicale La Bottega esibendosi a Umbria Jazz '98, concerto trasmesso da RAI Stereo 3, e per la stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Villa Giulia. Di questo progetto musicale, con musiche originali scritte da G. Coscia, è uscito un disco per la casa discografica EGEA.
Nel corso della sua attività, che si protrae ormai dal 1994, il quintetto si è esibito in tutta Italia, per conto di prestigiose istituzioni e teatri tra cui Ravenna Festival, Fondazione Perugia Musica Classica, Famiglia Artistica Reggiana, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Emilia Romagna Festival, Associazione Angelo Mariani di Ravenna, Amici della Musica di Foligno, Amici della Musica di Terni, Teatro Comunale di Casalpusterlengo e all’estero in Francia, Germania e Slovacchia.
I componenti hanno completato i loro studi con importanti solisti tra cui A. Persichilli, H. Schellenberger, A. Carbonare, H. Baumann, S. Azzolini e M. Postinghel. Sono tutti vincitori di borse di studio e concorsi e collaborano con orchestre e complessi di musica da camera sia a livello nazionale che internazionale come l’Orchestra del Teatro alla Scala, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia o l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Tra gli impegni autunnali ricordiamo i concerti per il Teatro Comunale di Modena, per il Teatro Giuditta Pasta di Saronno e per il Teatro Morlacchi di Perugia. |
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