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stagione 2009/10 > 21 dicembre 2009
  > 21 dicembre 2009 ore 20:30 Sala Cinquecento
  Duo Menna Gentili-Tedeschi
  Giovanni Menna viola
  Alba Gentili-Tedeschi pianoforte

  Schubert
  Sonata in la minore D 821 “Arpeggione”

  Šostakovič
  Sonata per viola e pianoforte op. 147


Il nome di questa sonata di Schubert deriva dallo strumento per cui fu composta, una specie di violoncello a sei corde che intorno al 1820 suscitò un effimero interesse; da questa origine proviene una scrittura che a volte forza i registri del moderno strumento, rendendo disagevole l’esecuzione. L’Arpeggione si colloca subito prima di quel 1825, anno decisivo per la biografia artistica di Schubert; la forma rimane perfettamente riconoscibile, ma il piano tonale risulta già ambiguo, facendo quasi presagire quel progressivo disorientamento delle forme realizzato nelle tarde opere. La forte tendenza a deviare verso tonalità remote, come il secondo abbassato (si bemolle maggiore, il cosiddetto secondo grado napoletano), o come il quarto abbassato (il re bemolle, meta di un tortuoso processo modulante nello sviluppo centrale), rende il quadro percettivo continuamente screziato.

Questo movimento prelude a quegli ‘arabeschi’ centrifughi, che tanto caratterizzeranno la musica di Schumann. L’esempio più evidente e significativo giunge subito in cadenza del tema principale, pochi secondi dopo l’inizio: si ascolti con attenzione come la melodia tematica, in la minore, si colori del si bemolle maggiore nella parte pianistica, poco prima di lasciare la parola al solista; e come quest’ultimo indugi ed enfatizzi quella inflessione a si bemolle prima di chiudere il primo periodo. E questo procedere oscillante, quasi irresoluto caratterizza l’intero movimento. L’Allegretto conclusivo è una profusione di sorprese armoniche, tematiche e formali. Anche in questo caso non assistiamo ancora alla dissoluzione della forma, che lo stesso compositore realizzerà pochi anni dopo; è facile infatti riconoscere un classicissimo rondò, ma nulla è dato per scontato.

Schubert realizza un continuo lavorio di cadenze evitate e di dislocazioni armoniche, quasi mai seguendo ciò che la grammatica implicherebbe, nascosto però sotto una superficie di leggerezza e semplicità. Basti un esempio di ampio raggio: il rondò classico-mozartiano si articola solitamente nello schema ABACA con eventuale coda. Il finale dell’Arpeggione non è diverso, ma con una lieve variante, ABACBA; ne sortisce una specie di misto fra rondò e sonata, con ripresa dei temi però capovolta e tonalmente straniata (il tema B è infatti in la minore e non, come dovrebbe, in la maggiore). Ecco il punto dal quale Schubert partirà verso i traguardi del tardo stile, con la definitiva frantumazione degli schemi formali fino alla perdita di orientamento.

Se per Schubert era prematuro parlare di tardo stile, la Sonata per viola di Šostakovič è forse il massimo testimone di questa categoria artistica. Fra le caratteristiche frequenti dei tardi stili, delle opere che giungono a conclusione di una lunga parabola creativa, se ne possono qui ricordare almeno due: la tendenza alla chiarezza e alla semplificazione da un lato, dall’altro un certo disinteresse per la comunicazione e una mancanza di attrattive inessenziali. La Sonata non fa eccezione, pur non potendo essere ridotta a queste generalizzazioni. Certo, la minore attrattiva immediata salta alle orecchie laddove la si paragoni alle composizioni da camera degli anni Trenta/Quaranta; ma non mancano momenti di evidenza espressiva, che infrangono l’isolamento di altri tardi stili.

La semplificazione invece risulta in tutta chiarezza, con una tessitura sempre cristallina, una riduzione ai minimi termini espressivi, pur nella suprema efficacia sonora. Non siamo troppo lontani, nella intenzione se non nel concreto materiale musicale, dalle estreme composizioni raveliane, altrettanto semplici nei mezzi e pur altrettanto efficaci. Šostakovič terminò la Sonata, ultima sua opera, pochi giorni prima della morte, afflitto da un dolore che quasi gli impediva di scrivere. La prima esecuzione avvenne dopo la sua morte. Fra le poche testimonianze su quest’opera, Elizabeth Wilson ha raccolto uno stralcio di telefonata ricordata dal primo esecutore, Fëdor Družinin, al quale Šostakovič disse: “il primo movimento è una novella, il secondo uno scherzo e il finale è un adagio in memoria di Beethoven. Ma non si lasci intimidire.

La musica è brillante, brillante e luminosa”. Le parole di Šostakovič fanno riferimento alla citazione dalla Sonata op. 27 n° 2 beethoveniana, cosiddetta Al chiaro di luna, che attraversa l’intero, smisurato Adagio finale. Tale citazione risulta apertamente riconoscibile sia nell’arpeggiato lento e persistente del pianoforte, sia nel ritmo puntato del violino. Ma non mancano altre allusioni (per esempio al Concerto per violino di Berg nel primo movimento, o alla seconda Sonata per violino di Prokof’ev nello Scherzo) e autocitazioni (per esempio dalle Sinfonie 14a e 15a nel finale). Ma il momento di enorme impressione, anzi di espressività eminentemente soggettiva, giunge con il rasserenamento nel do maggiore, che chiude la Sonata nelle profonde risonanze degli armonici, realizzando proprio quella “luminosità” trascendente a cui l’autore alludeva.

Descrivere questo momento sarebbe retorica, occorre solo attenderlo e sprofondarvisi, senza dimenticare la situazione biografica e artistica che lo ha generato; senza dimenticare, in altre parole, che si tratta delle ultime note scritte da un compositore che non ha accettato pressoché nulla delle avanguardie del Novecento, rimanendo sempre legato al principio tonale senza tuttavia mai adagiarsi ad una irresponsabile o nostalgica fuga in un passato decadente.

Antonio Rostagno


Giovanni Menna ha iniziato a sette anni lo studio del violino e successivamente, a 13, quello della viola sotto la guida del M° Giorgio Porzi. Diplomatosi all'età di 18 anni con il massimo dei voti e la lode, si è in seguito perfezionato con Lorenzo Corti e ha effettuato masterclasses con Hatto Beyerle, Danilo Rossi, Jean Sulem e Yuri Bashmet.

È risultato vincitore del Premio «Luigi Castellani» quale miglior diplomato del Conservatorio di Perugia dell'anno 2006, del Premio «Leandro Roscini» dell'associazione Amici della Musica di Perugia e del Concorso «Mario Benvenuti» 2006 di Vittorio Veneto. Ha partecipato all'Accademia estiva di Pommersfelden 2006 suonando sotto la direzione di Dorian Keilhack, Zoltàn Kocsis, Sergio Càrdenas,e Hiroshi Kodama.

È stato membro effettivo della Gustav Mahler Jugendorchester e della European Union Youth Orchestra, suonando sotto la direzione di Myung-Whun Chung, sir Colin Davis, Herbert Blomsted e con solisti Gautier e Ranaud Capuçon, Leonidas Kavakos, e Nikolaj Znaider. Ha suonato nelle principali sale europee quali Thèâtre des Champs-Elysèes di Parigi, Musikverein di Vienna, Osterfestspiele di Salisburgo, Auditorio Nacional de Mùsica di Madrid, Coliseu dos Recreios di Lisbona, Royal Albert Hall di Londra, Concertgebow di Amsterdam, Semperoper di Dresda. Collabora inoltre con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino. Suona la viola Joachim Schade “ex Max Rostal” per gentile concessione della UdK.


Alba Gentili-Tedeschi è nata a Milano nel 1983. Si è laureata al Conservatorio «Giuseppe Verdi» con il massimo dei voti, lode e menzione, nella classe di Silvia Rumi. Frequenta ora il bachelor all’Universität der Kunste di Berlino sotto la guida di Linde Grossmann e sta ultimando con Irlando Danieli il corso superiore di composizione sperimentale al Conservatorio della sua città.

Vincitrice di numerosi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali, è stata allieva effettiva nelle masterclass di Paul Badura-Skoda, Massimiliano Damerini, Boris Petrushanskij, Riccardo Risaliti, Franco Scala, Angela Hewitt, e di Joaquin Achucarro all’Accademia Chigiana di Siena, dove ha ottenuto la borsa di studio.

È pianista de I cameristi dell’Orchestra dell’Università Statale di Milano e pianoforte concertante nella stessa orchestra. Ha al suo attivo concerti a Milano, Firenze, Genova, Orvieto, Trieste e in altre località italiane ed europee. Chiamata regolarmente nelle varie manifestazioni organizzate dal Conservatorio di Milano, ha eseguito brani inediti del bisnonno Alberto Gentili in sala Puccini al Concerto per l’inaugurazione dello Spazio Permanente Europeo della Memoria Musicale e in Sala Verdi per il giorno della Memoria (27 gennaio 2008). A Berlino, si è esibita più volte nelle sale dell’UdK e dell’Hans Eisler.
  
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