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> 12 aprile 2010 ore 20:30 Auditorium Giovanni Agnelli
Orchestre de la Suisse Romande
Marek Janowski direttore
Arabella Steinbacher violino
Mendelssohn-Bartholdy
Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64
Brahms
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98
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Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 1847) Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64 In Mendelssohn c’è spesso una vena “aurorale”, il senso leggero di un’attesa che si rinnova, confortata di speranza e quindi di segno positivo; le sue pagine più grandi, e il Concerto per violino op.64 è fra le somme, hanno sempre il tocco di una perpetua giovinezza, la felicità delle cose sorprese dal primo raggio di luce. L’opera fu scritta in mezzo a responsabilità e fastidi organizzativi di ogni sorta, nel settembre del 1844 a Soden, luogo di villeggiatura vicino a Francoforte sul Meno; la prima apparizione pubblica avviene al Gewandhaus di Lipsia, il 13 marzo 1845, con Ferdinand David quale solista e con il compositore danese Niels Gade alla direzione dell’orchestra: due fra i tanti musicisti di valore che Mendelssohn, nella sua vulcanica attività, aveva attirato nell’orbita del Conservatorio di Lipsia da lui stesso appena fondato.
Sembra che durante il 1844 Mendelssohn avesse accarezzato l’idea di scrivere un’opera teatrale, rimasta dopo qualche sondaggio allo stato di progetto; è forse troppo facile sentire nell’entrata del violino, così “solo”, senza i consueti preamboli orchestrali, lo slancio lirico di una voce o un pathos di tipo teatrale? Ma è certo, come nel caso di Chopin, che solo un’espressione schiettamente strumentale, orientata sì alla voce, ma depositata nella tecnica e nella vibrazione del violino, poteva soddisfare l’anelito romantico di Mendelssohn: canto, slancio e passione, ma solo nella suprema stilizzazione dello strumento e nella classica cornice del concerto.
Una singolarità di questo capolavoro è la fusione di tutti gli episodi in un unico racconto: il primo movimento sembra racchiudere già nel suo secondo tema il tradizionale andante, la cadenza del iolino solo è anticipata al centro del brano; la dolorosa malinconia del secondo movimento trascolora in un “allegretto non troppo”, introduttivo al Finale (“allegro molto vivace”) che zampilla improvviso con la stessa leggerezza delle musiche per il Sogno d’una notte di mezza estate di Shakespeare.
Ammirevole è la legatezza dei trapassi, dal cantabile riflessivo alla briosità più arguta, in
intima sintonia con quella continuità d’ispirazione e del discorso che è il vero miracolo della composizione; non c’è un prima e un poi, e il tutto guadagna in chiarezza mediante ogni sua parte: infatti per Mendelssohn ogni cosa è più lirica quanto più assomiglia a se stessa, e in questo senso il Concerto in mi minore, dove ogni contrasto si stempera in una luce radiosa, è uno degli esempi più compiuti della liricità “aurorale” del compositore.
Johannes Brahms (1833 - 1897) Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 Nel 1884, appena un anno dopo la composizione della Terza Sinfonia, Brahms si mise al lavoro per quella che doveva essere la sua ultima Sinfonia, la Quarta, in mi minore, composta nelle due estati del 1884 e ’85 a Mürzzuschlag in Stiria; gli stretti rapporti intrattenuti in quegli anni con la corte e l’eccellente orchestra di Meiningen influirono sulla decisione di riservare a questo centro, dominato dalla personalità e dall’azione di Hans von Bülow, le prove e la prima esecuzione della nuova opera, non senza suscitare qualche gelosia nel mondo musicale viennese.
Un primo saggio in versione per due pianoforti (suonavano Brahms e Ignaz Brüll) era già stato presentato a Vienna per pochi amici, Hanslick, Billroth, Hans Richter: finissimi intenditori, che tuttavia non rimasero bene impressionati dell’opera appena finita, giudicata in generale troppo elaborata e di poca presa sul pubblico; in particolare il Finale, apprezzato in se stesso, sembrò a qualcuno una pagina da presentare da sola, fuori dal corpo della Sinfonia. Brahms lasciò tutto come stava, ma arrivò a dirigere la prima esecuzione pubblica, a Meiningen il 25 ottobre del 1885, con la convinzione che l’opera non avrebbe incontrato immediata fortuna; il suo scetticismo fu invece smentito da un’ondata di ammirazione, ripetutasi a ogni esecuzione durante una tournée in Germania e Olanda dell’orchestra di Meiningen guidata da von Bülow.
A Vienna la nuova composizione fu invece accolta con qualche perplessità nel gennaio del 1886, in una esecuzione (a quanto pare non preceduta da un numero sufficiente di prove) diretta da Hans Richter; il quale dirigerà ancora la Quarta a Vienna nel marzo 1897, questa volta con enorme successo, dovuto anche alla presenza in sala di Brahms, sua ultima apparizione in pubblico pochi giorni prima della morte; seminascosto in un palco del Musikverein, fu intravisto dal pubblico e dai musicisti in orchestra e salutato da una travolgente ovazione di simpatia e affetto, forse la più trionfale di tutta la sua carriera.
Nella Quarta Sinfonia Brahms si compiace di tenere assieme le cose più disparate, incominciando dagli estremi della più disarmata semplicità (l’esordio del primo movimento) e del più complesso lavoro compositivo (le variazioni sul tema di Ciaccona nel Finale): in qualche modo la semplicità è esibita, mentre la dottrina è nascosta. Cantabilità liederistica e contrappunto bachiano sono solo due poli fra gli atteggiamenti racchiusi nell’opera: un altro è il carattere ziganoungherese che spesso si espande nel primo movimento con vigorosa vitalità di pizzicati e ritmi di danza (all’epoca della Quarta Brahms aveva solo cinquant’anni, anche se tutti tendiamo a pensarlo più vecchio); vitalità che spumeggia in modo particolare nel terzo movimento, con il tono impetuoso di una fanfara ingentilita dal tinnire festoso del triangolo.
Un’altra caratteristica dell’orchestra di questa Sinfonia è la tendenza pre-debussyana alla nuvola sonora, alla macchia impressionistica, ottenuta da un inedito impiego degli archi suddivisi: le fanfare dei fiati nel primo movimento appaiono ogni tanto come “dis-eroicizzate” dagli archi che le avvolgono in una sorta di bruma sonora. Nel meraviglioso Andante moderato, dopo l’appello del corno, quasi eco dell’età dell’oro romantica, nessun nuovo suono si fa avanti senza che l’ultimo della frase precedente sia svanito, in un trascolorare di conclusioni dilazionate, nota su nota, timbro su timbro.
Il Finale, celebre monumento all’arte della variazione, si basa su un basso di Ciaccona ricavato dalla Cantata nr.150 di Bach; alla variazione che procede su periodi di otto battute per volta, perseguita con lo scrupolo degli antichi maestri, il Brahms più moderno sovrappone un’ampia architettura ternaria con due sezioni sinfoniche che racchiudono e quasi proteggono al centro un episodio cameristico, di schietta ispirazione lirica, in cui spicca l’immortale “a solo” del flauto; la tenerezza radunata al cuore della composizione è falciata come un fiore dalla ripresa della prima sezione che conclude la Sinfonia con tragica concisione.
Giorgio Pestelli
Orchestre de la Suisse Romande Fondata nel 1918 dal celebre direttore Ernest Ansermet che ne è stato Direttore musicale fino al 1967, l’Orchestre de la Suisse Romande, che ha un organico permanente di 112 musicisti, ha in programma due stagioni regolari in abbonamento nelle città di Ginevra e Losanna, i concerti sinfonici della città di Ginevra, il concerto annuale per l’ONU e la stagione d’opera del Grand Théâtre di Ginevra. Il suo Direttore Artistico e musicale dal settembre 2005 è Marek Janowski.
Orchestra di fama mondiale, l’Orchestre de la Suisse Romande sotto l’egida del suo fondatore, e in seguito dei direttori musicali che gli sono succeduti (Paul Kletzki 1967-1970, Wolfgang Sawallisch 1970-1980, Horst Stein 1980-1985, Armin Jordan 1985-1997, Fabio Luisi 1997-2002, Pinchas Steinberg 2002-2005), ha contribuito attivamente alla storia della musica con la scoperta e il sostegno di compositori contemporanei di primaria importanza, le cui opere sono state create a Ginevra, quali Benjamin Britten, Claude Debussy, Peter Eötvös, Heinz Holliger, Arthur Honegger, Michael Jarrell, Frank Martin, Darius Milhaud e Igor Stravinski. A partire dall’anno 2000 l’Orchestra ha realizzato più di venti prime esecuzioni assolute in collaborazione con la Radio de la Suisse Romande. Inoltre sostiene i compositori svizzeri tramite la commissione di lavori ad autori quali William Blank e Michael Jarrell.
Attraverso una continua collaborazione con la Radio e la televisione della Svizzera francese, l’Orchestre de la Suisse Romande trasmette i propri concerti via radio e via satellite ed è ascoltata in tutto il mondo da milioni di spettatori. Fin dagli esordi della discografia e poi su supporto CD, l’orchestra ha sviluppato un partenariato con la DECCA che ha portato ad incisioni leggendarie. L’OSR incide anche con Æon, Cascavelle, Denon, EMI, Erato, Harmonia Mundi, PentaTone e Philips, ricevendo numerosi premi tra cui il Gran Prix du Disque, il Diapason d’or e il Gramophone Award. L’OSR ha compiuto numerose tournée internazionali nelle più prestigiose sale in Asia (Tokyo, Seoul), in Europa (Berlino, Francoforte, Amburgo, Vienna, Salisburgo, Madrid, Barcellona, Bruxelles, Amsterdam, Budapest, Istanbul, Londra, Parigi) e nelle più grandi città americane (Boston, New York, San Francisco, Washington, etc.).
Nel corso della stagione 2007/2008, l’OSR ha suonato a Birmingham, Friburgo, Innsbruck, Ljubljana, Londra, Lucerna, Manchester, Newcastle, Orange, Varsavia e Vienna. Nel 2009 e 2010 sono previste lunghe tournée in Sud America e in Europa. L’Orchestre de la Suisse Romande è invitata regolarmente in numerosi festivals internazionali. Citiamo, a partire dal 2000 il Budapest Spring Festival, les Chorégies d’Orange (invitata nel 2007 per Madama Butterfly), le Festival de Música de Canarias, il Festival di Pasqua di Lucerna, il Festival di Radio France a Montpellier, il Menuhin Festival di Gstaad, le Robeco Zomerconcerten, il Settembre Musicale a Montreux, il Festival Pro Arte Sacra a Roma alla presenza di Sua Santità Papa Benedetto XVI.
Marek Janowski Marek Janowski ricopre la carica di Direttore Artistico della Rundfunk- Sinfonieorchester di Berlino dal 2002 e, dal 2005, quella di Direttore musicale dell’Orchestre della Suisse Romande di Ginevra. Lavora regolarmente come direttore ospite con prestigiose orchestre quali la Pittsburgh Symphony Orchestra, la Boston e San Francisco Symphony Orchestra, l’Orchestra di Philadelphia e, in Europa, con l’Orchestre de Paris, l’Orchestra della Tonhalle Zürich, la Danish National Symphony Orchestra di Copenhagen e la NDR-Sinfonieorchester di Amburgo.
Nato nel 1939 a Varsavia e cresciuto in Germania, ha iniziato il proprio percorso artistico come assistente ad Aquisgrana, Colonia, Düsseldorf e Amburgo per poi ottenere la carica di Direttore generale musicale a Friburgo (1973-75) e Dortmund (1975-79). Sin dagli anni Settanta è stato ospite di importanti istituzioni operistiche tra cui il Metropolitan di New York, la Bayerische Staatsoper di Monaco e i teatri di Chicago, San Francisco, Amburgo, Vienna, Berlino e Parigi. Negli anni ‘90 Marek Janowski si è allontanato dalle scene dell’opera per concentrarsi sul lavoro orchestrale continuando così la grande tradizione tedesca di direttori di orchestre sinfoniche. È riconosciuta la sua grande capacità di “creare” orchestre di alto livello internazionale e non solo per la scelta di programmi innovativi ma anche per la grande capacità di dare un’interpretazione fresca e innovativa al repertorio tradizionale.
Fra il 1984 e il 2000 è stato Direttore musicale del Orchestre Philharmonique de Radio de France. Tra il 1986 e il 1990, oltre che a lavorare Francia, Janowski è stato Direttore principale del Gürzenich-Orchester a Colonia e, tra il 1997 e il 1999, è stato il primo Direttore ospite della Deutsche Symphonie-Orchester di Berlino. Dal 2000 al 2005 è stato Direttore musicale dell’Orchestre Philharmonique di Monte Carlo e tra il 2001 e il 2003, inoltre, è stato direttore principale della Dresdner Philharmonie. Marek Janowski è stato autore di molte registrazioni in questi ultimi 30 anni, da opere complete a cicli sinfonici, molti dei quali hanno ricevuto importanti premi internazionali. Ancora oggi la sua registrazione della tetralogia completa del ciclo dell'Anello di Richard Wagner con la Staatskapelle di Dresda (1980-83) rimane una delle registrazioni più apprezzate ed interessanti di questa opera.
Arabella Steinbacher Nasce a Monaco nel 1981 e intraprende lo studio del violino all'età di tre anni. A nove anni è la più giovane allieva di Ana Chumanenko al Conservatorio di Monaco e approfondisce la sua formazione nei seminari di perfezionamento di Dorothy DeLay e di Kurt Sassmannshaus ad Aspen. Il suo incontro con Ivry Gitlis a Parigi è determinante per la sua carriera e le sue scelte artistiche. Nel 2000, vince il Concorso «Joseph Joachim» ad Hannover. L'anno successivo, il Land di Baviera le assegna una borsa di studio e la Fondazione Anne-Sophie Mutter le regala un archetto Benoit Rolland a riconoscimento del suo valore artistico. Nel marzo del 2004 debutta a Paragi in sostituzione di Kyung-Wha Chung, nel Concerto per violino di Beethoven con la Orchestre Philharmonique de Radio France diretta da Sir Neville Marriner.
Esibendosi con le migliori orchestre, diretta dai più celebri direttori, debutta nel corso della stagione 2007-2008 con l'Orchestra Sinfonica di Chicago sotto la direzione di Christoph von Dohnanyi e con l'Orchestre de la Suisse Romande diretta dalla bacchetta di Marek Janowski. Dedica, inoltre, molto tempo alla musica da camera, esibendosi con altri virtuosi come i pianisti Robert Kulek e Peter von Wienhardt o il violoncellista Daniel Muller-Schott. Tra le sue registrazioni con l'etichetta Orfeo (della quale è artista esclusiva), possiamo citare Violino Latino (2006; dedicato a opere spagnole e sudamericane) e il Concerto per violino di Khatchatourian con la Birmingham Symphony Orchestra. Arabella Steinbacher suona lo Stradivari “Booth” (Cremona, 1716) affidatole dalla Nippon Music Foundation. |
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