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stagione 2009/10 > 11 maggio 2010
  > 11 maggio 2010 ore 20:30 Auditorium Giovanni Agnelli
  Sächsische Staatskapelle Dresden
  Zubin Mehta direttore
  Rudolf Buchbinder pianoforte

  Brahms Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore op. 83
  Strauss Also sprach Zarathustra


Johannes Brahms (1833 - 1897) Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore op. 83 Questo grandioso capolavoro fu completato da Brahms nell’estate del 1881, appena tornato in patria dopo un lungo viaggio in Italia: Siena, Orvieto, Roma, Siracusa, Taormina, Agrigento, in compagnia di due amici viennesi; quindi, trattenendosi ancora da solo, di nuovo Roma e Firenze, sempre a girare fra musei e monumenti; non è impossibile intravedere una relazione, decantata in puri valori musicali, fra la pienezza e il sovrano equilibrio di questo Concerto e l’ideale di armonia classica che Brahms sentiva ancora vivente in una Italia che per lui era ancora quella di Goethe: luoghi d’arte, paesaggi e qualità luminose in cui sempre di più amava immergersi nei suoi mesi di libertà dalla composizione e dall’attività concertistica.

Questa monumentalità riscaldata dall’entusiasmo è percepibile fin dalla prima pagina, con l’arco tracciato dal pacato squillo del corno e dalla risalita del pianoforte a coglierne l’eco; un esordio che è in realtà una introduzione, in cui il pianoforte presenta le sue generalità con una rampante cadenza che conduce all’entrata della piena orchestra. Il primo movimento è come saturato da idee a getto continuo, ma siccome tutto è collegato da una sorta di armonia prestabilita la musica sembra più leggera della sua massa; la scrittura pianistica, densa e piena di ardui problemi di note doppie e di trilli, si avvicina alle audacie lisztiane, ma mai in senso esteriore o virtuosistico, sempre in funzione di una sonorità compatta e patinata, compenetrata nel tessuto orchestrale: come, al centro del brano, l’esaltante ritorno del corno al tema d’apertura, avvolto in un alone scintillante di arpeggi del pianoforte.

Il secondo movimento, Allegro appassionato, dapprima denominato “Scherzo”, ha poi abbandonato il nome conservandone tuttavia la forma esteriore in tre parti con episodio intermedio; in re minore, il brano ha piuttosto il tono di una fosca ballata romantica e ricorda l’Ouverture tragica di poco anteriore: l’irruenza del solista è ogni tanto temperata dall’orchestra, con tratti sospesi in una luce di lontana leggenda; al centro si apre un intermezzo in maggiore dalla festosità händeliana, con slanci lirici cantabili poi sommersi dalla ripresa dell’atmosfera tragica del primo episodio. A questo punto il Concerto svolta in una nuova direzione: al carattere sinfonico e massiccio dei primi due movimenti succede, per il terzo e quarto, una visione più intima, con tratti cameristici, un carattere più luminoso e leggiadro senza che l’unità dell’opera ne soffra, anzi scoprendo una continuità più interiore e necessaria.

Questo mondo nuovo si affaccia con l’Andante, aperto dal violoncello “solo” con un canto di palpitante tenerezza; il pianoforte asseconda questa intimità, muovendo però le acque tranquille con tratti di drammatica eloquenza; a sorpresa si apre poi (Più Adagio) una pagina di immacolata purezza contemplativa, con il pianoforte che rintocca delicatezze stellari sul legato dei clarinetti (Billroth, compagno di Brahms nel viaggio italiano, commenta il passo scrivendo all’amico: “come una notte di luna piena a Taormina”). Nel finale, Allegretto grazioso, trombe e timpani restano silenziosi: non servono infatti alla trama affettuosa e capricciosa di questo mirabile Rondò basato su tre temi principali e una quantità di idee secondarie.

Il primo tema, con spiccato carattere di danza, è presentato dal pianoforte in compagnia delle sole viole; il secondo tocca la corda popolaresca ungherese, dalla malinconia caricata che si dissolve nella giocosità sorridente del terzo episodio; poi i tre temi si mescolano e si intrecciano fino alla gioiosa conclusione. L’opera fu presentata la prima volta in pubblico, solista l’autore, a Budapest nel mese di novembre 1881 con enorme successo, ripetuto in un lunga tournée a Stoccarda, Meiningen, Zurigo, Breslau, Vienna e Amburgo, sempre con Brahms al pianoforte.


Richard Strauss (1864 - 1949) Also sprach Zarathustra poema sinfonico op. 30 La partenza di quest’opera, specie dopo il film 2001 Odissea nello spazio, è diventata quasi popolare come l’attacco della Quinta di Beethoven: con i suoi biblici squilli da principio (o fine) del mondo, ti dà ogni volta la sensazione di vivere un’era primordiale, nella quale il nuovo giorno è salutato dalla luce abbagliante dell’astro nascente anziché dai quotidiani con il caffè del mattino.

Questo torrente di musica, Also sprach Zarathustra (Così parlò Zaratustra), composto subito dopo l’umoristico Till Eulenspiegel, si addentra nei problemi dell’omonima ed enfatica opera di Nietzsche dedicata ad abbozzare l’utopia del Superuomo; Zaratustra, il profeta persiano di Ormazd, spirito della luce in lotta con lo spirito delle tenebre Ahriman, dopo essersi ritirato dal mondo per meditare, ritorna fra gli uomini per svelare loro la saggezza acquistata nella solitudine e pronuncia i suoi discorsi, dedicati a fortificare l’Uomo nella sua volontà liberandolo dalla morale.

Strauss ne rispetta la divisione in otto episodi, ma ordinandoli in modo diverso nello spirito di una libera rapsodia e insieme di una forma sinfonica, con zone che richiamano il movimento lento e lo “scherzo” e con sviluppi tematici, varianti e riprese che ne assicurano la coesione interna. La successione degli episodi disposti dal musicista si susseguono così: devozione primitiva all’idea di Dio, umano desiderio di libertà dalle superstizioni, turbolenze di gioie e passioni, riflessioni e memorie (canto della tomba), nascita dello spirito scientifico, ritorno alla vita di Zaratustra, canto di danza, canto del viandante notturno, elevazione dello spirito dell’uomo sopra il mondo; ma in realtà, di tutta la materia di Nietzsche il poema sinfonico di Strauss mantiene due soli argomenti come motivi d’ispirazione: la capacità dell’uomo di evolvere da stadi primitivi ad altri sempre più civilizzati, e la tensione fra le aspirazioni umane, fede, sapere, valori della civiltà, e le impenetrabili forze della natura circostante.

Due campi tonali lontani, do maggiore e si maggiore, alludono rispettivamente ai regni della natura e dell’uomo, i quali si fronteggiano, entrano in tormentosi rapporti, ma non si unificano mai; conflitto rappresentato con accenti particolarmente drammatici in una grandiosa fuga centrale, simbolo dell’organizzazione concettuale e dei progressi della scienza.

Strauss rivive queste idee rappresentandole al calore delle sue invenzioni e creando, forse più che in altri poemi sinfonici, veri portenti di arte orchestrale, ondate massicce di materia sonora e sottigliezze ipersensibili di virtuosistica leggerezza: convogliando il tutto verso i temerari rapimenti del Tanzlied, in cui lo spirito della danza si sublima al ritmo del buon valzer viennese nella garrula voce del violino “solo”; l’“evoluzione” della razza umana celebrata da Strauss coincide dunque con l’ascesa dalla paganità sonora più scoperta alla civiltà del fraseggio, della solidarietà comunicativa, nelle forme di un vero e proprio inno al potere della musica. Composto fra il febbraio e l’agosto del 1896 da uno Strauss poco più che trentenne, Also sprach Zarathustra fu eseguito la prima volta a Francoforte il 27 novembre dello stesso anno sotto la direzione del compositore.

Giorgio Pestelli


Sächsische Staatskapelle Dresden La Staatskapelle di Dresda ha celebrato il 460esimo anniversario il 22 Settembre 2008. Fondata nel 1548 dall’Elettore Moritz di Sassonia, è non solo una delle orchestre più antiche e più ricche di tradizione del mondo, ma è l’unica che ha continuato a suonare ininterrottamente per più di 4 secoli e mezzo. La varietà stilistica, gli standard tecnici, la cultura del suonare insieme e l’impegno, che viene da un grande amore per la musica contraddistinguono la Staatskapelle; il carattere particolare nel timbro, la trasparenza e omogeneità di suono, cresciuti nella tradizione e passati attraverso generazioni di musicisti portano pubblico e critica a parlare della Staatskapelle come di una delle più grandi orchestre del mondo.

Eccellenti Direttori musicali e solisti hanno arricchito la vita di quella che era l’orchestra di corte e oggi è la Staatskapelle di Dresda. Tra i direttori ci furono Johann Walter, Heinrich Schütz, Johann Adolf Hasse, Carl Maria von Weber, Richard Wagner e Ernst von Schuch. Nel Novecento Fritz Reiner, Fritz Busch, Karl Böhm, Joseph Keilberth, Rudolf Kempe, Franz Konwitschny, Otmar Suitner, Kurt Sanderling e Herbert Blomstedt, Giuseppe Sinopoli (Direttore principale dal 1992 al 2001). Bernard Haitink gli è succeduto dal 2002 al 2004. Sir Colin Davis è Direttore Onorario. Nel 2004, Fabio Luisi è stato nominato Direttore musicale generale a partire dalla stagione 2007/2008.

La reputazione internazionale dell’orchestra come la “Strauss Orchestra” è arrivata fino ad oggi; come compositore, direttore e amico per 60 anni, Richard Strauss ha eseguito per la prima volta a Dresda nove delle sue opere (tra cui Salome, Elektra, e Der Rosenkavalier) e ha dedicato la Alpensinfonie alla Staatskapelle di Dresda. La lista di opere eseguite per la prima volta o dedicate all’orchestra è lunga: Vivaldi, Wagner, Schumann, Liszt, Strauss, Hindemith, Weill, Blacher fino ai contemporanei Zimmermann, Matthus, Rihm and Kantscheli. Molti grandi artisti hanno lavorato con l’orchestra: Mozart, Paganini, Mendelssohn, Schumann, Liszt, Berlioz, Brahms, Stravinsky, Lutoslawski, Henze; direttori quali Karajan, Kleiber, Sawallisch, Jochum, Ozawa, Levine, Mehta, Maazel, Previn, Harnoncourt, Gardiner, Eschenbach, Chung, Gatti, Prêtre, Nagano, Thielemann, Harding e altri.

Fin dal Seicento orchestra d’opera, la Staatskapelle di Dresda oggi vanta un repertorio che va dal Barocco al contemporaneo, nella ricostruita Semperoper. I suoi membri si dedicano alla musica da camera da quando esiste il Tonkünstler-Verein fondato nel 1854. Oggi, la Staatskapelle di Dresda tiene più di 50 concerti per stagione alla Semperoper. Più di 50 professori dell’orchestra insegnano al Collegio Musicale «Carl Maria von Weber». La Staatskapelle di Dresda compie regolarmente tournée nel mondo. Dal 2000 si è esibita in Giappone, Cina, Sud Corea, Taiwan, Usa, Grecia, Italia, Spagna, Francia, Austria, Belgio, Gran Bretagna, Olanda, Svizzera, Polonia e le grandi città tedesche; partecipa alle Festwochen di Vienna e Berlino, il Beethoven Festival di Bonn, Festival di Salisburgo, Schleswig Holstein e Rheingau Festival, Osaka Festival, Prague Spring, Lucerne Festival, Edinburgh Festival, e i London Proms.


Zubin Mehta è nato nel 1936 a Bombay, dove riceve la prima educazione musicale dal padre Mehli Mehta, fondatore della Bombay Symphony Orchestra.

Dopo aver iniziato gli studi di medicina nella sua città natale, nel 1954 si trasferisce a Vienna per seguire i corsi di direzione d'orchestra di Hans Swarowsky all'Akademie für Musik.

Nel 1958 vince il Concorso Internazionale di Liverpool e quello dell'Accademia di Tanglewood; dal 1961 inizia la sua collaborazione con i Wiener e i Berliner Philharmoniker e con la Israel Philharmonic Orchestra, complessi con i quali mantiene tutt'ora uno stretto rapporto. Dal 1961 al 1967 è Direttore musicale della Montreal Symphony Orchestra e, quasi contemporaneamente, dal 1962 al 1968, della Los Angeles Philharmonic Orchestra. Nel 1969 diviene Music Adviser della Israel Philharmonic, di cui è nominato Direttore musicale nel 1977 e Direttore musicale a vita nell'81: con questa straordinaria orchestra ha tenuto più di 2000 concerti e guidato tournées in cinque continenti. Dal 1978, e per tredici anni, la durata più lunga nella storia dell'orchestra, è Direttore musicale della New York Philharmonic. Dal 1985 è Direttore principale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, e nel 2006, in occasione del settantesimo compleanno, ne è nominato Direttore onorario a vita. Debutta nel repertorio operistico con Tosca a Montreal nel 1964. Quindi è presente con importanti produzioni al Metropolitan, alla Staatsoper di Vienna, al Covent Garden, alla Scala, all'Opera di Chicago, al Festival di Salisburgo nonché al Maggio Musicale Fiorentino con cui instaura un fecondo rapporto: cura infatti come responsabile artistico l'edizione '86 del Festival e, oltre a essere impegnato in numerosissime produzioni sinfoniche e operistiche - tra cui ricordiamo la Tetralogia di Wagner, la trilogia Mozart-Da Ponte, il Moses und Aron di Schönberg (Premio “Franco Abbiati” della critica italiana) e la Turandot nella Città Proibita di Pechino -, guida l'Orchestra e il Coro del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in frequenti tournées internazionali e in prestigiose incisioni discografiche e dvd.

Dal 1998 al 2006 è Direttore musicale della Bayerische Staatsoper dove dirige oltre 400 rappresentazioni e tournées in Europa e in Giappone; alla conclusione del suo impegno diviene Direttore onorario dell'orchestra e membro onorario del teatro bavarese. Fra le numerose onorificenze, il Nikisch-Ring consegnatogli da Karl Böhm, le cittadinanze onorarie di Firenze e Tel Aviv e nel 1997 la nomina a membro onorario della Staatsoper di Vienna. Nel 1999 le Nazioni Unite gli conferiscono il “Lifetime Achievement Peace and Tolerance Award”.

È nominato Direttore onorario dei Wiener Philharmoniker nel 2001, dei Münchner Philharmoniker nel 2004 e della Los Angeles Philharmonic nel 2006.

Dopo aver inaugurato il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, è stato impegnato in un progetto triennale con il Ring wagneriano per la regia della Fura dels Baus a Valencia e Firenze. La pubblicazione della sua autobiografia La Partitura della mia vita ha ottenuto vasti consensi. Ha guidato di recente l'Orchestra del Maggio in una tournée europea che l'ha vista trionfare per la prima volta anche al prestigioso Musikverein di Vienna: nell'occasione Zubin Mehta è stato premiato dagli Amici della Musica della capitale austriaca. Ha ricevuto dalla Japan Art Association il Premium Imperiale 2008.

Zubin Mehta ha guidato la Staatskapelle di Dresda nel Gennaio 2010 con il famoso baritono Thomas Quasthoff (Mahler Kindertotenlieder) nella Semperoper di Dresda (2 concerti) e nel Festival de Música de Canarias (4 concerti).


Rudolf Buchbinder Rudolf Buchbinder è stato ammesso a soli 5 anni – il più giovane allievo di tutti i tempi - alla Musikhochschule di Vienna. Agli inizi della carriera si è dedicato soprattutto alla musica da camera, mentre oggi suona come solista in tutto il mondo con le maggiori orchestre, i più celebri direttori ed è ospite regolare del Festival di Salisburgo e di altre importanti rassegne. Il suo repertorio è molto vasto e include numerose opere del XX Secolo. Non si dedica unicamente alla letteratura pianistica classico-romantica, ma esplora anche repertori poco eseguiti, come per esempio le Variazioni Diabelli scritte da 50 diversi compositori austriaci e incise anche su cd.

Vasta è la discografia – più di 100 dischi – che documenta la versatilità e l’ampiezza del suo repertorio. Fondamentale l'incisione di tutte le opere pianistiche di Haydn, premiata con il Grand Prix du Disque. Oggi Buchbinder predilige le incisioni dal vivo. Il ciclo dei Concerti di Mozart con i Wiener Symphoniker, registrato dal vivo alla Konzerthaus di Vienna, è stato segnalato come migliore incisione del 1998 dal famoso critico Joachim Kaiser. Per l'anniversario di Johann Strauss, Buchbinder ha registrato un disco di trascrizioni al pianoforte intitolato Waltzing Strauss, ottenendo uno strepitoso successo. Recentemente ha inciso dal vivo i due Concerti per pianoforte di Brahms con Nikolaus Harnoncourt e la Royal Concertgebouw Orchestra e i cinque Concerti per pianoforte di Beethoven con i Wiener Symphoniker, nella duplice veste di solista e direttore in occasione del Wiener Festwochen 2003.

Di fondamentale importanza è per Rudolf Buchbinder l'interpretazione del “Nuovo Testamento” del repertorio pianistico: il ciclo delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven eseguite fino a oggi in numerose città fra cui Monaco, Vienna, Amburgo, Zurigo e Buenos Aires. «Ancora una volta Buchbinder dimostra di essere uno dei più importanti e competenti interpreti di Beethoven dei nostri giorni» ha affermato il Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dal 2007 Buchbinder è Direttore artistico del Rheingau Musik Festival. Nel tempo libero Buchbinder si occupa di letteratura, arti figurative e si dedica con passione alla pittura.
  
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