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> 24 maggio 2010 ore 20:30 Sala Cinquecento
Tetraktis Percussioni
Matteo Flori
Gianni Maestrucci
Leonardo Ramadori
Gianluca Severi
Laneri
Canone Perpetuo a 3, alla terza
Harrison
The Song of Queztecoatl
Nocci
Interstellar Over Gay
Electric Delight
Improvisation
Reich
Nagoya Marimbas per due marimba
Annunziata
Symphoniae Perusinae per quattro percussionisti
I. Festa
II. Variazioni
III. Delle armi
IV. Balletto meccanico
V. Degli amori
VI. Finale
tradizionale
Batuquada
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Il percorso proposto da Tetraktis ritrae un atteggiamento assai diffuso nella musica degli ultimi anni: il particolare interesse da parte dei compositori delle ultime generazioni ad osservare momenti della storia musicale canonica e porsi con essi in dialogo creativo. In tal modo allusioni, ibridazioni, citazioni, o generiche ispirazioni a tecniche o stili del passato generano nuovi esiti artistici.
Il breve pezzo di Laneri, per esempio, mostra una solidità quasi neobachiana; la composizione si basa su una scrittura rigorosamente contrappuntistica, calata però in un linguaggio armonico più familiare all’ambito jazzistico. Una particolarità: descrivere come è costruita questa composizione sarebbe ben diverso dal descrivere come essa suona. L’idea costruttiva è strutturata con rigore razionale (tre diverse melodie sono assegnate ai tre strumenti, che le eseguono simultaneamente; poi tutto si ripete due volte ma ad ogni strumento non è mai affidata la stessa melodia, fino ad esaurire le possibilità combinatorie); tuttavia all’ascolto si ha l’impressione di un flusso avvolgente, che scorre senza punti di netta articolazione. In altre parole, il rigore costruttivo non provoca affatto una difficoltà d’ascolto, ma salvaguarda sempre l’attrattiva del suono; non si ha mai quella impressione di pura speculazione, che caratterizzava tanti esperimenti dei decenni passati. Anche questo è un segno dei tempi e delle generazioni che cambiano.
Lou Harrison è stato con il giovane John Cage uno dei precursori della musica minimale. La canzone del serpente piumato Quetzalcoatl fu composta nel 1941, nel pieno di una moda culturale avviata nel 1931 dal best-seller di John Hubert Cornyn The song of Quetzalcoatl, contenente le prime traduzioni inglesi di poemi precolombiani aztechi e maya. E a sua volta Cornyn seguiva la traccia aperta dal romanzo di D.H. Lawrence Il serpente piumato del 1926.
Questa alta genealogia lascia intuire l’ambizione del giovane Lou Harrison; e sono precisamente questa ambizione e quella alta genealogia che lo spingono intuitivamente a creare uno dei prototipi della musica minimale, concepita come sfida e opposizione alla logica costruttiva della musica euro-colta. Proprio il fondamentale bisogno di liberarsi dall’eurocentrismo culturale è il maggior elemento di contiguità fra la narrativa di Lawrence e il fenomeno dirompente rappresentato negli USA dalla musica di Harrison e di Cage in quegli anni.
La composizione è quasi descrittiva, emulando l’avvolgersi delle spire del serpente azteco; essa può riassumersi in tre sezioni: un inizio esile e quasi anodino, impiantato su poche note ripetute, viene progressivamente intrecciato ad altri elementi ritmico-melodici; segue quindi la prima spira del grande rettile, che si avvolge su disegni più rapidi come cerchi rotanti su poche note, spesso in canone; nella terza sezione le spire si allentano nuovamente fino al ritorno del tranquillo tema iniziale, senza intrecci canonici. Alla fine il serpente scioglie le spire su note prolungate, mentre il disegno tematico si distende su minimi intervalli.
Più o meno le stesse intenzioni sono alla base della composizione di Steve Reich; l’antieurocentrismo orienta qui l’ago della bussola verso l’oriente nipponico. Nagoya Marimbas è del 1994, ma Reich ha voluto riprendere il suo vecchio stile degli anni Sessanta-Settanta, caratterizzato dal cosiddetto phasing. Il phasing è tecnica costruttiva fondata sulla ripetizione di patterns (segmenti ritmico-melodici), che vengono ripetuti con impercettibili spostamenti metrici. Sembra che nulla cambi e ci si ritrova invece lontanissimi dal punto di partenza. Reich ha tuttavia scritto che questa sua vecchia tecnica, originariamente minimalista e impostata su un grande numero di ripetizioni poco modificate, lascia qui spazio a un continuo cambiamento di patterns intrecciati con inesauribile varietà. Questo rende la composizione assai più complessa da eseguire rispetto al minimalismo classico, richiedendo due esecutori di alta levatura tecnica.
La suite di Nocci parte da questo stesso punto, ma lavora con maggiore varietà sulla costruzione di ampi archi periodali. Per esempio in Interstellar over gay la disposizione delle dinamiche (piano, crescendo, fortissimo ecc.) diviene il criterio guida per la conduzione e comprensione del discorso. Ne viene un vero e proprio processo costruttivo chiaramente percepibile all’ascolto, ben diverso dal tempo circolare-statico dei precedenti ascolti. Questa “riconquista del tempo” diviene ancor più evidente nella parte conclusiva di Electric delight, basata su un grande crescendo, in cui una intensificazione della dinamica si accompagna al riempimento dello spazio sonoro da parte dei due vibrafoni e delle due marimbas.
Alessandro Annunziata ha scritto le Symphoniae Perusinae (“Sinfonie di Perugia”) tra febbraio e aprile del 2007, su commissione del gruppo Tetraktis, a cui il brano è dedicato. Si tratta di una vera sinfonia in più tempi, e l’attributo “perusinae” fa riferimento all’origine umbra dei componenti. Il compositore ha voluto gettare ponti o forse semplicemente saltare a capriccio fra epoche diverse, dal Rinascimento al Barocco, dal sonatismo al Futurismo. Per questo girovagare fra le epoche Annunziata usa i timbri delle percussioni, ricchi di memorie storiche ma al tempo stesso simboli di modernità. Il primo movimento, Festa, grazie alla sempre rinnovata varietà coloristica rimanda all’ornato sgargiante di certo Barocco italiano.
Le seguenti Variazioni (secondo movimento) hanno carattere più austero; qui il tema d’avvio della marimba e del vibrafono viene continuamente trasformato. Seguono tre movimenti in cui gli stili vengono accostati secondo il principio del massimo contrasto: il terzo e il quinto, rispettivamente titolati Delle armi (soli tamburi) e Degli amori (più melodico e ammorbidito da sonorità sfumate e cromatismi) sono accomunati dall’ovvio rimando ariostesco, nulla più che una remota suggestione. In mezzo a questi due sogni di un mondo antico, il Balletto meccanico (quarto movimento) allude a
Tetraktis Percussioni In circa quindici anni di attività Tetraktis segue un percorso che prende origine dalla musica contemporanea di derivazione classica ma che incontra molti altri linguaggi tra cui a musica popolare antica, il Jazz, il Pop. La principale scelta artistica che orienta il percorso del gruppo è la volontà di utilizzare il proprio parco strumenti (per vocazione il più ricco di tutte le famiglie strumentali) senza porre barriere di genere; cercando anzi gli incontri più vari ed inusuali. Tetraktis percussioni inizia a esibirsi in pubblico in Italia nel 1993 dimostrando presto di essere una delle pochissime formazioni di musica cameristica per percussioni ad avere un’attività costante e in continua crescita.
Si esibisce, fra le altre, per le seguenti associazioni: Amici della Musica di Perugia, Amici della Musica di Palermo, Lingotto Musica di Torino e nell’ ambito di festival ed eventi quali Salone della Musica di Torino, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Estate Musicale a Portogruaro, Perugia Classico, Incontri Internazionali di Musica Contemporanea di Iesi (AN), L’Ombelico del Mondo, Incontri Musicali alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma). Effettua concerti e masterclasses in Germania, Stati Uniti, Nigeria e Turchia. Partecipa, suonando dal vivo, a trasmissioni radiofoniche quali La stanza della musica di RAI Radiotre e New sounds per la radio newyorkese WNYC. Ha registrato per PH Music Worx, Universal Music Publishing Ricordi, Giotto Music.
Il gruppo vanta diverse collaborazioni con solisti di diverse estrazioni musicali (Micrologus, David Brutti, Stefano "Cocco" Cantini, Ramberto Ciammarughi, Jovanotti) e con compagnie di danza (Moto Armonico, Kataklò) e teatro (ATMO, Bruno De Franceschi, Maurizio Smith, Domenico Castaldo). |
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