Alla finale dello storico Concorso «Ferruccio Busoni» di Bolzano, che vanta nel suo selezionatissimo albo d’oro pianisti come Martha Argerich, Louis Lortie e Lilya Zilberstein, ha eseguito l’impervio Rach 3 aggiudicandosi non solo il Primo premio ma anche quattro premi speciali. Celebrato per virtuosismo e presenza scenica, a quindici anni ha esordito in recital a Buenos Aires e a neppure venti a New York, Amsterdam e Utrecht. È il pianista 23enne sudcoreano Jae Hong Park che debutta martedì 13 dicembre, alle 20.30 in Sala 500, per il secondo dei concerti di Lingotto Giovani.

Figlio di un pastore luterano, Park ha collezionato fin da giovanissimo vittorie in importanti concorsi, dal Gina Bachauer Young Artists Piano Competition di Salt Lake City al Cleveland Piano Competition for Young Artists, distinguendosi anche all’Arthur Rubinstein Piano Master Competition di Tel Aviv, all’Hilton Head Piano Competition e al Concorso Pianistico di Ettlingen. Lanciato in una carriera solistica folgorante con grandi collaborazioni, dalla Israel Philharmonic Orchestra alla Jerusalem Camerata, si è esibito in prestigiose sale da concerto europee, nordamericane e asiatiche.

Per il suo esordio a Lingotto Giovani, Park esegue in apertura l’Arabeske in do maggiore op. 18 (1839) di Robert Schumann, pagina amabile in forma di rondò ingiustamente rinnegata dall’autore come «musica per dame». Segue la Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11 di dimensioni più ampie, dedicata da Schumann alla futura moglie Clara, che ne fu interprete esemplare. Scritto fra il 1833 e il 1836, il brano riflette il gusto romantico per il fiabesco e l'immaginario tipici del compositore tedesco. Chiude la serata il Prélude, choral et fugue in si minore FWV 21 (1884) di César Franck, celebre trittico pianistico che racchiude in una mirabile sintesi la poetica dell’organista di Liegi: l’omaggio a Bach e alla sua densità contrappuntistica, lo spiccato senso cromatico appreso dal maestro Anton Reicha e la forma ciclica, con temi che ritornano nei vari movimenti, che deriva dall’amatissimo Liszt.