È il gigante della bacchetta Sir John Eliot Gardiner il protagonista del concerto che Lingotto Musica propone mercoledì 2 novembre, alle 20.30, all’Auditorium “Giovanni Agnelli”. A 15 anni dal suo debutto torinese alla guida degli English Baroque Soloists e del Monteverdi Choir con l’oratorio Le stagioni di Haydn, il direttore britannico noto per le sue esecuzioni filologiche del repertorio antico su strumenti d’epoca torna al Lingotto accompagnato dai suoi due storici ensemble per una serata d’eccezione all’insegna del suo repertorio prediletto, la musica sacra barocca.

Il programma della serata comprende cinque capolavori corali che mettono a confronto la scuola compositiva italiana di Monteverdi, Carissimi e Domenico Scarlatti e quella inglese di Purcell, autore i cui tesori sono stati riscoperti soltanto nel secolo scorso: la Messa a 4 voci da cappella di Claudio Monteverdi, lavoro dalla densa scrittura contrappuntistica pubblicato postumo nella più ampia raccolta sacra dell’autore, Selva morale e spirituale (1641); l’oratorio Jephte (1648) di Giacomo Carissimi, che rievoca il dramma umano di Iefte, condottiero degli Israeliti, narrato nel Libro dei Giudici dell’Antico Testamento; lo Stabat Mater (1715-19) in do minore a 10 voci di Domenico Scarlatti, grande affresco polifonico che descrive la crocifissione di Cristo con tutta la forza icastica di una scultura del Bernini. Due pagine di Henry Purcell rivelano infine un’influenza italiana sul massimo compositore inglese barocco: il mottetto Jehova, quam multi sunt hostes mei (1680) per soli, coro e continuo, e l’inno Hear my prayer, O Lord (1682) per coro a 8 voci, il cui testo si basa sull’invocazione disperata del primo verso del Salmo 102 nella versione del Book of Common Prayer.